Arte al femminile (51)

piranesiLa Chiesa cattolica vive nel Seicento un periodo di trasformazioni durante il quale recupera le proprie tradizioni in risposta alle accuse dei protestanti: è la Controriforma. Chiede agli artisti di esprimersi in modo coinvolgente e comprensibile a tutti e trova nel Barocco, con i suoi artifici e le sue tecniche persuasive, un linguaggio adatto. Gli artisti barocchi tornano a parlare alla gente e a comunicare, attraverso le opere, l’illusione della realtà. Il carattere illusionista del Barocco ha come fine la meraviglia, il desiderio di stupire. Questo desiderio è motivato anche dallo stato d’animo incerto dovuto a una nuova visione del mondo: l’uomo perde la posizione di privilegio al centro del creato, sente il brivido dell’infinito e questi sentimenti si riflettono nell’arte, nella letteratura, nella filosofia e nella musica. Roma è il centro della cultura barocca e da Sisto V (1585-1590) in poi vi è un’opera di modernizzazione architettonica, culturale ed economica della città. Nel 1616 viene inaugurata la basilica di San Pietro in Vaticano, emblema del dominio papale.

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domenicoginnasi1Caterina Ginnasi vive in pieno il clima di rinnovamento culturale e religioso della Roma del ‘600. Nasce a Roma nel 1590 da Dionisio, avvocato di casa Colonna e da Faustina Gottardi. Discendente da un’illustre famiglia romagnola, abita nel palazzo Ginnasi in via delle Botteghe Oscure con la madre, rimasta presto vedova e lo zio, il cardinale Domenico Ginnasi, decano del Sacro Collegio. Educata dallo zio, avrebbe dovuto andare sposa ad un cugino di primo grado, Francesco (lo zio ottiene in proposito apposita licenza dal papa), ma Caterina rifiuta decisamente le nozze, volendo dedicarsi alla pittura e alla vita contemplativa. Viene pertanto affidata intorno al 1620 alla guida del pittore romano Gaspare Celio e poi del parmense G.Lanfranco nel 1630. Entrambi questi maestri sono impegnati nelle decorazioni della Basilica di San Pietro e di altre importanti istituzioni religiose romane. Caterina si dedica principalmente alla pittura di carattere religioso: nel 1632 la troviamo al lavoro nella Cattedrale di Velletri e la sua presenza è segnalata in varie chiese di Roma. Nel 1638 risulta iscritta all’Accademia di San Luca, dove conosce la Garzoni.

Dopo la morte dello zio, che la nomina sua erede usufruttuaria, lasciandole 25.000 scudi in denaro e una rendita che ammonta a 14.000 scudi annui, Caterina si dedica a due iniziative religiose da lui avviate pochi anni prima, diventandone l’erede spirituale: il Monastero del Corpus Domini o delle “Ginnasie”, fondato nel 1635 all’interno di Palazzo Ginnasi, e la Confraternita di S. Maria Costantinopolitana del Suffragio, insediata dal Cardinale nella Cappella di Famiglia presso la Cattedrale di Velletri. Sempre a Velletri Caterina Ginnasi vuole ripristinare, di sua iniziativa, l’antico Monte di Pietà che, dal 10 luglio 1640, è chiamato il Sacro Monte di Pietà Ginnasi. Caterina detta in prima persona, con piglio imprenditoriale, gli statuti della rinata istituzione. Continua inoltre la pratica, iniziata dallo zio, di elargire elemosine in Roma. In questi anni Caterina fa edificare nella Cappella di San Biagio della chiesa di Santa Lucia il monumentale Sepolcro di sua madre e dello zio, opera, rispettivamente, dei fratelli Jacopo Antonio e Cosimo Fancelli e di Giuliano Finelli. Crescendo la sua propensione mistica, vive sempre più ritirata e solitaria, vestita da monaca, nel Monastero delle “Ginnasie”: qualche fonte riferisce che abbia preso anche i voti. Si ricorda della città d’origine della famiglia, Castel Bolognese, lasciando due pie istituzioni: -il fondo dotalizio Janè da lei istituito il 23 giugno 1640 per provvedere alla dote di quattro zitelle di Castel Bolognese, – un legato di 3.000 scudi istituito col testamento del 9 agosto 1643 in favore della Confraternita di Santa Maria dello Spedale per il funzionamento dell’ospedale cittadino. Si spegne in odore di santità, all’età di settanta anni, il 30 novembre 1660, “caduta in una grave e lunga infirmità contratta per aver patito troppo freddo di notte nella chiesa”. Per sua volontà è sepolta nella nuda terra, nella Chiesa di Santa Lucia alle Botteghe Oscure, ai piedi dello zio Domenico. Un suo probabile ritratto è stato riconosciuto in busto in marmo conservato al Victoria and Albert Museum di Londra.

Molte sue opere sono state fatte per la chiesa di Santa Lucia alle Botteghe Oscure. Difficile l’identificazione di molti quadri, poiché una volta le donne non firmavano le proprie produzioni artistiche. Si segnala per la ricchezza cromatica e chiaroscurale, nonché per la semplicità delle composizioni: sicuramente suo il ritratto dello zio cardinale.

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