Arte al femminile (50)

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In Ascoli, come pure in tutta la Marca, dalla fine del Cinquecento in poi si consolida il potere temporale del Papa nella figura del vescovo e decade definitivamente ogni autonomia di governo dell’antica struttura pubblica. Tutta una serie di vicende, politiche e non, come l’autoritarismo dei governatori pontifici, la Controriforma, le scorrerie turche sulla costa, le carestie, la peste, le guerre, contribuiscono in maniera determinante, in tutta la provincia picena, a disgregare il tessuto sociale che aveva retto nonostante la crisi economica e il decadere dei sistemi produttivi rinascimentali. Inoltre la repressione pontificia, producendo un elevato numero di perseguitati politici, causa la nascita del banditismo. Per dare lustro al Papato si ampliano e modificano chiese, conventi e altri edifici religiosi: questo chiarisce la presenza in loco di artisti provenienti da altre località.

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Giovanna Garzoni nasce nel 1600 ad Ascoli Piceno da Giacomo e Isabetta Gaia. La famiglia è di artigiani di origine veneziana. Il nonno materno, Nicola Gaia, e lo zio Vincenzo erano orafi, mentre un altro zio, Pietro Gaia, era pittore attivo ad Ascoli Piceno per tutto il primo ventennio del Seicento. Si sa ben poco del periodo trascorso ad Ascoli Piceno e della sua prima formazione, legata probabilmente agli insegnamenti dei parenti della madre. Si hanno tracce di una sua permanenza a Venezia, con il fratello Mattio, prima dei trent’anni, dove pare abbia seguito un corso di calligrafia presso la scuola di Giacomo Rogni. Alla fine del 1622 viene maritata al pittore Tiberio Tinelli, ma il matrimonio è annullato nel 1624. Nel 1625 pubblica un libro di calligrafia decorato con rappresentazioni di frutta, uccelli e fiori.Dal 1630 al 1631 la troviamo a Napoli, dove lavora sotto la protezione del Vicerè F.Alfàn de Ribera duca di Alcalà: quando il duca viene richiamato in patria Giovanna si trova senza stipendio, per cui va a Roma per qualche mese, aiutata da Dal Pozzo, membro dell’Accademia dei Lincei, esperto d’arte e legato a papa Urbano VIII Barberini. Conosciuta la sua fama di ritrattista, Cristina di Francia, duchessa di Savoia, richiede i suoi servizi a Torino, dove Giovanna giunge nel novembre del 1632. Alla corte di casa Savoia svolge un’intensa attività: si registrano varie miniature, di carattere sacro e mitologico, e ritratti. Nel 1637, alla morte di Vittorio Amedeo di Savoia, lascia Torino e probabilmente si reca prima in Francia e poi in Inghilterra, subendo l’influsso degli artisti d’oltralpe. Verso la metà degli anni quaranta, dopo un altro soggiorno romano, parte per Firenze, dove si ferma alla corte dei Medici dal 1642 al 1651. Qui conosce Jacopo Ligozzi, abile pittore del mondo animale e vegetale. Giovanna trova il proprio stile pittorico, che si configura come unione fra osservazione scientifica e natura morta. Sono i Medici ad acquistare o a fare eseguire alcune delle opere di maggiore rilievo. Torna poi a Roma, dove pare sia ammessa all’Accademia di San Luca (associazione di artisti fondata nel 1593): partecipa alle riunioni degli accademici e questi, quando Giovanna si ammala, la assistono e la vanno a trovare portandole “pane di zuccaro” e “altre confetture”. Muore nel febbraio 1670. Le viene elevato un monumento funebre all’interno della chiesa dei Santi Luca e Martina.

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La Garzoni mostra una grande abilità nel disegno, un colore morbido e seducente e, soprattutto, una raffinatissima abilità tecnica. L’uso del puntinato le permette di raggiungere effetti di estrema luminosità e di dare alle superfici una vibrazione che le rende quasi palpitanti. Famose sono le nature morte, un genere allora considerato minore dagli storici dell’arte, ma apprezzato dagli intenditori: dipinge un gran numero di vasi di fiori in cui dimostra grandi capacità sia dal punto di vista compositivo sia tecnico. Miniava i suoi ritratti, le sue nature morte (melograni e cavallette, nocciole e gelsomini, piatti di ceramica con meloni e topolini, pesche e uccellini, vasi cinesi con fichi, fave e i meravigliosi tulipani che l’Italia aveva scoperto da poco, spendendo cifre folli per procurarsi i bulbi in Olanda) con pennelli finissimi, usando tempera su carta pergamena.

Viene citata per la prima volta, come artista importante, nel 1648 dal biografo d’arte Carlo Ridolfi nel suo “Meraviglie dell’arte”. Ha subito l’influenza di Fede Galizia, altra importante pittrice del tempo, famosa per le nature morte (v.n.6) ed ha frequentato gli stessi ambienti di Arcangela Paladini (v.n.49): esisteva tra le artiste un reciproco interesse e una certa curiosità sul rispettivo operato. Opere della Garzoni si trovano a Roma, a Firenze, a Torino e in collezioni sparse in tutta Europa e nel mondo (v. Biblioteca Nacional di Madrid o il Cleveland Museum of Art).

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