Arte al femminile (46)

[…] qui dove un’antica vita
si screzia in una dolce
ansietà d’Oriente

(così il poeta Montale definisce Ravenna)

Ravenna è sempre stata città culturalmente interessante, ricca di storia e di influenze orientali. 

Nel 1509 Ravenna viene riconquistata dal papa Giulio II e finisce sotto il controllo dello Stato Pontificio, dopo essere stata sotto il dominio della Repubblica di Venezia. Lotte intestine insanguinano però il territorio, protraendosi sino alla fine del secolo. Questo ritarda la formazione di una classe sociale fedele a Roma, garante dell’ordine e aggregata mediante ritualità cerimoniali, su cui si possa imperniare il controllo politico dello stato pontificio. L’arte viene pertanto strumentalizzata per ricomporre un consenso e un assetto territoriale favorevoli al Papato.

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Barbara Longhi nasce a Ravenna nel 1552 e qui trascorre l’intera esistenza. Il padre Luca è noto pittore di maniera, assieme al figlio maggiore Francesco. La madre è Bernardina Baronzelli, di cui non si hanno notizie. Barbara si distingue sin da piccola per l’abilità nel disegno e nella pittura. È lodata dai contemporanei: “Né tacerò– scrive Vasari nelle Vite del 1568- che una sua figliola (del Longhi ndr) ancor piccola fanciulletta, chiamata Barbara, disegna molto bene, ed ha cominciato a colorire alcuna cosa con assai buona grazia e maniera”. Altri biografi del tempo, come l’accademico bolognese Muzio Manfredi, la indicano pittrice molto precoce e soprattutto rinomata ritrattista: “Sappiate che in Ravenna è hoggi una fanciulla di età di diciotto anni figliola di Messer Luca Longhi Eccellentissimo pittore, la quale in questa arte è si meravigliosa, che il padre stesso comincia a meravigliarsi di lei, e massime nella parte de’ ritratti ch’ella a pena darà una occhiata a una persona, che meglio la finge di chiunque altro più che mediocremente esercitato, avendola tuttavia dinanzi non farebbe: il suo nome è Barbara”.

La produzione della fase giovanile va ricondotta all’attività svolta nella bottega paterna, dove le è riservato il compito di produrre in prevalenza piccole opere a tema religioso destinate alla devozione privata. Numerose sono le relazioni fra i Longhi e gli ordini ravennati, in particolare domenicani, camaldolesi e benedettini. Ovviamente, dato il contesto territoriale, si lavora soprattutto per una committenza ecclesiastica, con progetti e grandi lavori su pale d’altare. Le opere di Barbara spaziano da interventi su opere paterne, a piccoli dipinti devozionali, a ritratti: risultano caratterizzate da una semplificazione delle forme e da una più marcata ostentazione dei sentimenti rispetto a quelle di suo padre e del fratello Francesco, pure pittore. L’adozione, in dipinti raffiguranti Madonne e sante, di una tipologia fisionomica più volte replicata, favorisce l’individuazione della sua mano. Per capire l’atmosfera del tempo, si racconta che Barbara sia chiamata nel 1578 dal cardinale Carlo Borromeo, ex legato della Romagna, per ricoprire con un velo una delle donne raffigurate nel dipinto ad olio Le nozze di Cana (realizzato dal padre e dal fratello), perché troppo scoperta sulle spalle e sul petto… Viene definita “perpetua vergine”, secondo il topos tradizionale che collega castità e giovinezza allo status di donna artista. La morte del padre, nel 1580, provoca una temporanea battuta d’arresto nell’attività della pittrice, che riprende quando il fratello diventa titolare della bottega paterna. Barbara si firma sui documenti e nelle opere come “cittadina” o “pittrice” per rimarcare la consapevolezza della propria posizione di artista che reca lustro alla città. Muore a Ravenna nel 1638 all’età di 86 anni.

Sue opere si trovano in collezioni del Louvre di Parigi, della Pinacoteca di Brera a Milano, della Pinacoteca Nazionale di Bologna, della Pinacoteca di Ravenna, del Walters Art Museum di Baltimora, del Indianapolis Museum of Art. Alcuni lavori si conservano in Santa Maria Maggiore a Ravenna. Molteplici le raffigurazioni di Madonna col bambino, in cui si evidenzia una partecipazione affettiva ed emotiva.

I dipinti sono caratterizzati da una tavolozza di colori delicati e da composizioni semplici.

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