Arte al femminile (45)

Nel’600 l’Italia si trova divisa in tanti staterelli, è dominata in maniera diretta o indiretta dagli spagnoli (ad eccezione del ducato di Savoia e della Repubblica veneta) ed è oppressa da una Chiesa che combatte lo sviluppo di un libero pensiero. L’arte risente della situazione generale e viene usata come strumento educativo ai fini della Controriforma. Il suo scopo è istruire e impressionare i fedeli, suscitando stupore e meraviglia. Per le sue finalità didattiche deve essere comprensibile a tutti e ogni illusione apparire vera. All’ordine e all’equilibrio propri del Rinascimento si sostituiscono il senso del fantastico, il dinamismo, l’effetto scenografico e l’illusionismo.

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Lucrina-Fetti-St-Barbara-3-          AII78788                  164px-Маргарита_Гонзага,_герцогиня_Феррарская

Lucrina (in origine Giustina) Fetti rappresenta un tipico esempio di artista dell’epoca barocca. Nasce a Roma nel 1590 circa in una famiglia di artisti: il padre Pietro (forse originario di Ferrara) ha una rinomata bottega di produzione pittorica. Trascorre l’infanzia a Roma e riceve la prima formazione artistica nell’ambito familiare. Nel 1614 la ritroviamo a Mantova. Il Duca Ferdinando Gonzaga invita a corte il pittore Domenico Fetti, fratello di Giustina, con tutta la famiglia, compresa la sorella. Lo stesso duca dà 150 scudi a Giustina come dote per l’ingresso in convento: anche la monacazione delle sorelle Caterina e Brigida sarà finanziata dal duca. La sistemazione in convento delle ragazze è una conveniente soluzione per le famiglie del tempo. Divenuta monaca, abbandona il nome di Giustina per Lucrina ed entra nel monastero di Sant’Orsola, istituzione religiosa voluta da Margherita Gonzaga e fondata nel 1599. Il monastero è una corte parallela a quella ducale, dedicata alla devozione religiosa e al prestigio personale della duchessa, celebrando entrambe attraverso la committenza artistica di prestigio. Nel convento Lucrina trova protezione, incoraggiamento e uno sbocco per le proprie capacità artistiche. Nel 1622 il fratello lascia Mantova, mentre Lucrina vi rimarrà sino alla morte. L’attività di Lucrina riguarda anche la gestione economica del convento, che arricchisce con i propri guadagni. Tra il 1630-1640 ottiene un considerevole prestigio, aumentando anche la prosperità della famiglia Fetti.

Muore intorno al 1650. Giovanni Alessandro Martinelli, che normalmente presenzia ai funerali dei duchi di Mantova, viene incaricato di leggere l’elogio funebre, il che dimostra il rispetto dei Gonzaga per la pittrice.

I temi religiosi caratterizzano ovviamente l’opera di Lucrina e risentono della temperie barocca nell’enfasi drammatica, nella plasticità delle forme e nella ricchezza delle vesti: si trovano esposti in gran parte nella Chiesa di Sant’Orsola, annessa al convento. Molto importante è anche l’attività come ritrattista. Si conservano alcuni suoi dipinti: due ritratti di Margherita di Gonzaga, uno di Eleonora I, uno di Caterina dei Medici e uno di Caterina Gonzaga. I dipinti rispettano le regole del tempo: sfondo formale ed elegante, postura del soggetto in tre quarti, ricchezza di abiti e gioielli, con registrazione completa del costume e degli accessori del modello, realismo delle espressioni, senza però alcun approfondimento psicologico. Non avendo avuto l’opportunità di studiare la figura umana, la sua pittura mostra quello che ha imparato con l’osservazione.

Anche Lucrina rispecchia la condizione femminile del tempo, per cui il destino personale è deciso da altri e si devono accettare compromessi in tal senso, per poter sviluppare le proprie capacità artistiche.

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