Arte al femminile (42)

Properzia de’ Rossi, unica donna scultrice ricordata dai critici rinascimentali, viene presentata come personaggio trasgressivo e passionale, quasi leggendario, volendo caratterizzarne la peculiarità rispetto alle donne del suo tempo. Le cronache la ritraggono come un personaggio estroso, volubile e indomabile, incurante di trasgredire i dettami sociali e artistici imperanti. Lo spirito competitivo le suggerisce una scelta audace come la pratica della scultura, con la predilezione per la “ruvidezza de’ marmi”, l’“asprezza del ferro”, nonché l’interesse per le “cose meccaniche”. Giunge ad opere di grandi dimensioni grazie alla fama procuratale da lavori di intaglio su superfici piccolissime, come noccioli di frutta.

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Nasce a Bologna nel 1490 circa e si racconta che da bambina il suo gioco preferito sia stato quello di modellare nella creta figure di uomini e animali. Figlia di un notaio, studia disegno con l’incisore Marcantonio Raimondi, presente a Bologna sino al 1507, dal quale apprende l’arte della miniatura e della scultura in marmo e terracotta. Giorgio Vasari, non sempre generoso nei confronti degli artisti bolognesi, scrive una vita di madonna Properzia intessuta d’elogi e ammirazione, celebrandone l’avvenenza fisica, l’abilità canora e il virtuosismo musicale, quale suonatrice di liuto. “Properzia de’ Rossi da Bologna, giovane virtuosa, non solamente nelle cose di casa, come l’altre, ma in infinite scienzie, che non che le donne, ma tutti gli uomini l’ebbero invidia….fu del corpo bellissima, e sonò e cantò ne’ suoi tempi, meglio che femmina della sua città…” Secondo il Vasari avrebbe avuto un infelice amore extraconiugale, narrato nella formella rappresentante Giuseppe e la moglie di Putifarre. “Ella finì, con grandissima maraviglia di tutta Bologna, un leggiadrissimo quadro (si tratta in realtà di un bassorilievo marmoreo), dove (perciocché in quel tempo la misera donna era innamoratissima d’un bel giovane, il quale pareva che poco di lei si curasse) fece la moglie del maestro di casa del Faraone, che innamoratasi di Iosep, quasi disperata del tanto pregarlo, a l’ultimo gli toglie la veste d’attorno con una donnesca grazia e più che mirabile. Fu questa opera da tutti riputata bellissima et a lei di gran soddisfazione, parendole con questa figura del Vecchio Testamento avere isfogato in parte l’ardentissima sua passione”.
Atti processuali conservati nell’Archivio criminale di Bologna ne rivelano lo spirito battagliero: Properzia viene processata nel 1520, insieme ad Antonio Galeazzo Malvasia, del quale è ritenuta concubina, accusata d’aver schiantato, con la complicità del suo amante, “24 piedi di vite ed un arbore di marasca” di proprietà del vellutaro Francesco da Milano. Di nuovo nel 1525 è coinvolta, insieme al pittore Domenico Francia, nell’accusa di aver aggredito e di aver graffiato la faccia del pittore Vincenzo Miola. Al processo interviene come testimone d’accusa un altro scultore, l’Aspertini, con evidente ostilità verso Properzia, al punto da adoperarsi- a detta del Vasari- per screditarla, fino ad ottenere che un suo lavoro venga pagato “un vilissimo prezzo”. La fama di Properzia costituisce un elemento di disturbo nei riguardi del monopolio artistico maschile e le citazioni in giudizio servono da valido strumento per metterne a repentaglio il decoro. Nonostante l’ostile concorrenza degli altri maestri attivi nel cantiere di S. Petronio, Properzia riesce a continuare a lavorarvi, lasciandovi pregevoli opere. I suoi lavori destano parecchia curiosità, tanto che molti sono i visitatori dei cantieri in cui opera: desta meraviglia come usi con maestria attrezzi che richiedono anche forza fisica, lei così esile ed aggraziata. Properzia otttiene la stima e l’appoggio di personaggi importanti, come i conti Pepoli, per cui fa varie opere.

Donna ammirata, invidiata e forse tormentata, Properzia muore di peste nel 1530, probabilmente all’età di 39 anni. Sempre il Vasari racconta che il papa Clemente VII, trovandosi a Bologna per l’incoronazione di Carlo V (24 febbraio 1530), abbia chiesto di incontrare la scultrice, ma abbia avuto la spiacevole notizia della sua morte.

Precisione di tratto e abilità inventiva trovano espressione nelle sue rappresentazioni, vibranti ed espressive, che sembrano voler quasi “staccarsi” dalla materia in cui sono scolpite.

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