Arte al femminile (40)

006_davis_allan_theredlistÈ curioso ricordare che, secondo una leggenda, ripresa da Plinio nella sua Naturalis Historia, la pittura sarebbe un’invenzione femminile. Dice Plinio che fu per prima la vergine Corinzia a fare un ritratto all’amato tracciando su una parete con un carboncino il profilo della sua ombra. Il soggetto è stato ripreso in un quadro di David Allan (1776), intitolato appunto L’origine della pittura.

cap21_02_fontana_scala_0066990G judithlavinia-fontana (c) The Hepworth Wakefield; Supplied by The Public Catalogue Foundation

fontana_lavinia-ritratto_di_dama_autoritratto~OMbef300~10050_20120529_131_137  Lavinia-Fontana-Minerva-Dressing-2-

Tra il Cinquecento e il Seicento si cerca di coniugare in pittura l’idealismo (armonia, proporzione, decoro e misura) con il verismo (ispirazione e studio della realtà). In post precedenti ho già parlato di artiste italiane vissute a cavallo tra i due secoli (Maria Robusti, detta la Tintoretta, Sofonisba Anguissola, Artemisia Gentileschi e Fede Galizia), espressioni di questa tensione verso nuovi orizzonti artistici e di vita. Non si può trascurare la figura di Lavinia Fontana, grande personalità artistica. Anche lei non sfugge al destino di dipendenza dalla famiglia.

Nacque Lavinia Fontana nella città di Bologna l’anno 1552 di Prospero di Silvio Fontana pittore d’assai spedito pennello […]. Questi dunque avendo scorto nella persona di Lavinia ancora di tenera età gran genio alla pittura, volle, che ella in tutto e per tutto disapplicando dagli umili esercizi, ai quali per lo più fino dagli anni più verdi vien condannato quel sesso, si desse agli studi del disegno, nei quali fece tal profitto, che diventa eccellente pittrice, ricca d’ applausi e di nome si mantenne in patria […]”.

Prospero Fontana è un artista manierista, che ha lavorato anche con il Vasari. È il primo maestro di Lavinia e, grazie alle sue numerose conoscenze, la introduce nell’ambiente culturale e aristocratico bolognese, dove trova i primi committenti. Per evitare pettegolezzi, dovendo la figlia frequentare anche committenti maschi, nel 1577 le sceglie un marito, Gian Paolo Zappi, nobiluomo di Imola, pittore, disposto ad aiutare la carriera della moglie, la cui capacità di guadagno fa gola sia al padre che al marito. Lavinia riserva al marito il compito di rifinire i lussuosi abiti che indossano le persone da lei ritratte, con relativi bottoni e pizzi. Questo “aiuto” è talmente risaputo che Carlo Cesare Malvasia, biografo degli artisti bolognesi, apostrofa così il buon Zappi nel suo libro Felsina Pittrice: “…si contentasse almeno di fare il sartore, già che il cielo non lo voleva pittore”. Un altro lavoro che Zappi fa per la moglie è seguire la parte amministrativa: stipula i contratti, segue le consegne e via dicendo. La prima commissione pubblica è datata 1584 e arriva grazie al supporto del suocero, che fa parte del Consiglio comunale di Imola. In riconoscimento del fatto che è la prima donna ad avere una commissione pubblica, è eletta tra gli Accademici di San Luca, una vera consacrazione del suo ruolo di artista di primo piano. Pur non potendo firmare da sola i suoi contratti, che sono sottoscritti dal marito, ha una carriera pari a quella dei colleghi, con in più il carico di aver messo al mondo ben undici figli. Lavinia lavora molto per le donne della nobiltà bolognese, dedicandosi ai ritratti loro e dei loro familiari. La sua figura è così amabile che le sue committenti la chiamano spesso come madrina dei loro figli. Donna dai modi gentili e molto diplomatica, pur mantenendo di fatto la numerosa famiglia, dichiara di non dover lavorare per necessità ma di farlo solo per inclinazione e desiderio artistico. Nel 1604 Lavinia si sposta a Roma con tutta la famiglia, chiamata dal conterraneo papa Clemente VIII, eseguendo innumerevoli lavori per l’entourage della corte papale, tanto da essere chiamata “la Pontificia pittrice”. Lavora soprattutto per la famiglia Borghese. Il Cardinale Camillo Borghese, futuro Paolo V, era stato a Bologna come ambasciatore papale ed aveva tenuto a battesimo l’ultimo figlio di Lavinia: questo le permette di entrare in contatto con Scipione Borghese, il cardinale amante d’arte che le commissionerà opere di carattere mitologico come la Minerva del 1613, ancora oggi alla Galleria Borghese di Roma, ultimo lavoro documentato prima della sua morte. Nell’ultimo periodo della sua vita, colta da una crisi mistica, si ritira in un monastero, assieme al marito. Muore nell’agosto 1614.

La sua è una personalità che ha saputo cogliere tutte le occasioni che una donna poteva allora avere per far valere la propria vena artistica, ottenendo eccezionali risultati per la sua epoca. I suoi ritratti si distinguono per l’accuratezza dei particolari, come abbigliamento e acconciature, oltre che essere pregevoli per i contrasti di luce. Non è monocorde nelle sue opere, dipingendo anche soggetti mitologici, biblici e sacri.Centinaia i lavori eseguti: le sue energie e le sue capacità dovevano essere straordinarie, perché oltre ad un intenso lavoro artistico seguì con cura l’educazione di tutti i numerosi figli, preoccupandosi di sistemarli al meglio. La sua familiarità con i parti è documentata da un dipinto straordinario, che si conserva oggi nella Chiesa della Santissima Trinità, in cui rappresenta la Natività della Vergine: dipinge un parto notturno, ambientato in un palazzo della nobiltà o dell’alta borghesia bolognese. Ha la capacità di raccontare il sacro in una dimensione domestica e familiare. Compone anche quadri per allora erotici, servendosi addirittura di strutture che utilizza per commissioni sacre di alto profilo. Nello stesso impianto compositivo della pala che manda al Pantheon del monastero dell’Escorial a Madrid, inserisce una Venere che riceve dagli amorini un dono, richiamandosi alle fantasie erotiche dell’epoca. Rappresenta anche il nudo, che lei dipinge benissimo: probabilmente si serve del proprio corpo come modello, essendo alle donne vietata la copia dal vero del corpo umano. Questo ci fa capire che ci troviamo davanti ad una donna abbastanza forte e anticonformista, una donna che non si lascia troppo condizionare dai limiti della Controriforma.Pare che avesse anche buone doti musicali.

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