Irlanda “profonda”…

L’amica Gabriella mi ha consigliato un libro, che ho trovato stupendo!

NPG x14169; Edna O'Brien by Cecil Beaton   copj170

Comincio con il parlare dell’autrice, la cui vita è già un po’ come un romanzo.

Edna O’Brien nasce nel 1930 e cresce nella claustrofobica Tuamgraney, un villaggio di campagna nell’Irlanda dell’ovest: 3 alimentari, 27 pub, nessuna biblioteca e un’antichissima chiesa. La madre, Lena O’Brien ha lavorato come cameriera a Brooklyn prima di tornare in patria e metter su famiglia, è una donna affettuosa, ma bigotta, il padre è violento e alcolista. Edna frequenta una scuola cattolica di suore fino ai 16 anni: qui inizia la sua ribellione verso le rigide regole familiari. Nel 1950 prende la licenza di farmacista e va a lavorare a Dublino. Nel 1954 si sposa con lo scrittore Ernest Gébler, contro la volontà della famiglia, essendo questi già stato sposato. Va a vivere nell’isola di Man, nel mar d’Irlanda. Si trasferisce poi a Londra, dove lavora come lettrice per una casa editrice. Diventa madre di due bambini. Comincia a scrivere. Il primo romanzo, Ragazze di campagna, rivoluzionario per l’Irlanda puritana del Novecento, rivela le sue doti di scrittrice e al tempo stesso segna la fine del matrimonio. Fa scandalo perché racconta desideri e pulsioni di due ragazze irlandesi in fuga da una società rigida e oppressiva. Per questo romanzo, troppo esplicito sulla vita sessuale delle protagoniste, viene mandata da uno psicologo, che invece di rimetterla sulla “retta via”, cioè quella della brava moglie cattolica, le fa capire meglio le proprie potenzialità. Il libro viene odiato dalla madre e bruciato e bandito nella sua amata Irlanda. All’indomani dell’uscita di Ragazze di campagna, il marito le dice: «Sai scrivere e questo non te lo perdonerò mai». «Era come se scrivendo quel libro gli avessi tolto la terra da sotto i piedi », spiega Edna, «avevo sabotato la sua fiducia in se stesso. Dopo sei anni, da quando avevo incarnato fedelmente la parte dell’idiota, qualcosa era cambiato dentro di me e ora ero pronta spiccare il volo». Il matrimonio va in pezzi: la guerra per la custodia dei figli non le risparmia accuse di ambizione smodata e libertinaggio, mentre, con i libri successivi, “La ragazza dagli occhi verdi” e “Ragazze nella felicità coniugale”, cominciano a piovere assegni a tanti zeri per la sua prima casetta da madre single. Ci sono feste scatenate e molto alcol in quegli anni nella casa della scrittrice irlandese. Quando esce “August is a wicked month” un giornale titolò: “La O’Brien lancia una molotov contro la campana di vetro del matrimonio”. Vive tra Londra e New York, dove viene spesso chiamata per lezioni nelle università.

«Da giovane non desideravo altro che amore. Volevo vivere dentro il cuore selvaggio delle cose. Nell’amore sono riuscita a trasporre lo stesso fervore ardente che da piccola riservavo alla religione, a Dio e soprattutto a Gesù. Ma la solitudine di questi ultimi anni non mi deprime, anzi mi spinge ancora di più verso la lettura e la scrittura. Era Rilke a dire che “la solitudine è una buon esercizio in vista dell’eternità”».

O’Brien ha raccontato emozioni e cose della vita: “Ma ogni libro che sia valido deve essere per certi versi autobiografico, perché non si possono né si devono fabbricare le emozioni”.

Il romanzo “Lungo il fiume” s’ispira a un fatto di cronaca degli anni Novanta. Narra la storia di Mary, rimasta incinta a quattordici anni, dopo essere stata abusata dal padre: da privato il caso diventa “nazionale”. La ragazzina viene violentata per la seconda volta, in un certo senso, dall’Irlanda intera, divisa sulla questione. La parte ciecamente cattolica la riduce a una bandiera: si scatenano gli antiabortisti e i fanatici religiosi, Mary viene quasi tenuta in ostaggio. Spaventata, incapace di indicare la colpa nel padre («Come fai a non odiarlo, Mary?» «E’ solo un padre sbagliato… Tutto qui»), porta avanti la sua gravidanza mentre opposte fazioni la usano per la loro battaglia, strappandosela di mano. C’è chi la porta in Inghilterra ad abortire e chi chiama la polizia per farla tornare subito indietro e trascinarla davanti a un tribunale. La legge, giusta o spietata che sia, si rivela meno potente della natura… Mary, finalmente, sarà libera di dire la sua…

Straordinaria paesaggista ed elegante narratrice, la O’Brien riesce a dare emozioni senza esagerare nel patetico o nel sentimentalismo. Un bellissimo libro, molto attuale nelle tematiche.

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