Arte al femminile (38)

La posizione dell’artista nel Cinquecento subisce dei grossi cambiamenti: nel medioevo l’artista è considerato al pari di un artigiano e quindi la sua arte si annovera tra le arti manuali, adesso invece si cominciano a valutare la pittura, la scultura e l’architettura al pari della letteratura e della poesia ponendole fra le arti liberali. Purtroppo la distanza tra il Rinascimento come epoca di splendore dell’arte, della cultura, del pensiero e del rinnovarsi degli studi e le vicende storiche concrete, fatte di guerre, persecuzioni, atrocità e violenze, non potrebbe essere più drammatica. Per le donne la vita continua ad essere quasi sempre un percorso delimitato da vincoli familiari, regole sociali e ruoli rigidi e prestabiliti. C’è però chi trova propri spazi autonomi.

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Levina Teerlinc nasce a Bruges nel 1510 o 1520, non si sa di preciso. È la maggiore delle cinque figlie di Simon Bening, celebre miniatore fiammingo della scuola di Gand-Bruges. In assenza di un figlio maschio, Levina viene istruita dal padre nell’arte pittorica per lavorare nella bottega paterna e continuarne la tradizione. Nei Paesi Bassi le donne hanno più libertà che altrove e pare che nella Gilda di San Luca a Bruges il 25% dei praticanti fossero donne già a partire dal 1480 (la Gilda è la corporazione degli artisti che vendono dipinti e hanno un laboratorio con apprendisti: San Luca ne è il patrono). Nel 1539 (?) si sposa con George Teerlinc e nel novembre 1546 va in Inghilterra. Inizia a lavorare come pittrice di corte al servizio di Enrico VIII, essendo morto il pittore reale Hans Holbein il Giovane: il re le concede un vitalizio superiore a quello del suo predecessore, 40 sterline annue, il che dimostra che a quei tempi doveva avere raggiunto una certa fama. Enrico VIII commissiona soprattutto ritratti in miniatura necessari a fini diplomatici e illustrazioni per trattati importanti, come quello di Ardres del 1546. Se Enrico VIII, che tratta le donne come oggetti usa e getta, corre il rischio di assumere una donna artista, vuol dire che Levina è veramente brava. Continua poi a lavorare anche per Edoardo VI, Maria I ed Elisabetta I, dopo essere stata nominata nobildonna. Nel 1550 dipinge un ritratto di Elisabetta I giovinetta. Viene così apprezzata che in aggiunta alla sua rendita riceve spesso regali costosi (si sa di preciso del dono di cucchiai dorati e di una saliera dorata). Levina, il marito e il figlio Marco diventano ufficialmente sudditi inglesi nel 1566 e si fanno costruire una nuova casa a Stepney, valutata 500 sterline, cifra allora consistente. Nel 1576 Levina muore nella sua casa di Stepney.

Specialista in ritratti, affronta scene anche più complesse. Le sono attribuite illustrazioni di alcuni manoscritti. La sua specialità è il ritratto in miniatura ed è lei che istruisce Nicholas Hilliard sui metodi della ritrattistica in miniatura, arte in cui Hilliard diventa supremo esponente presso la corte. Levina è la prima donna ad essere nominata pittore di corte: sarà seguita da Sofonisba Anguissola, che lavorerà alla corte di Spagna nel 1559. Difficile attribuirle opere con certezza, perché non firma i suoi quadri e molti suoi dipinti sono distrutti in un grande incendio a Whitehall. Suo certamente è il ritratto in miniatura di lady Katherine Grey, che Elisabetta I fa imprigionare nella Torre di Londra, per un matrimonio segreto senza permesso. Le piace sperimentare e scrivere intorno al bordo delle proprie miniature: la sua tavolozza di colori è luminosa e i suoi visi particolarmente espressivi. Il suo nome appare nella storia della dinastia Tudor.

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