Arte al femminile (37)

Parlando di arte in convento, è bene ricordare che nel passato la vocazione personale era affiancata dalla diffusione di una monacazione forzata, scelta dalla famiglia in alternativa al matrimonio. Sul piano sociale era una ‘soluzione’ per la vita femminile. L’uso del maggiorasco nelle dinamiche ereditarie delle famiglie possidenti garantiva una certa integrità del patrimonio familiare. Così, a parte forse le primogenite, che accedevano al matrimonio con alte doti, fungendo da strumento per proficue alleanze tra casate, le figlie ‘superflue’ erano destinate al convento, considerando che c’era sperequazione tra numero di donne disponibili e uomini maritabili, e che la monacazione richiedeva doti minori e permetteva pur sempre di mantenere le donne in un ambiente di prestigio. La vita monacale sembrava essere poi il ‘naturale’ destino di giovani abituate sin da piccole a vivere da educande nei conventi, estranee alla società mondana. Nel limitato orizzonte femminile, logiche simili restano in funzione fino all’Ottocento.

(Nella Repubblica di Venezia, per esempio, la dote matrimoniale ammontava a 15.000 ducati, mentre il monastero si accontentava anche di 1.200… Sono eloquenti le parole di un Magistrato veneziano addetto ai conventi: “Quelle che vivono in Monastero come in un deposito son in numero tale che se fossero libere sarebbe sovvertito l’ordine di tutta la città.”)

In convento alcune evidenziano doti artistiche e ,come osservato in post precedenti, si dedicano alla miniatura e alla pittura. Tra le miniaturiste ricordo una monaca tedesca, poco conosciuta, ma molto originale: Sibilla von Bondorf.

Bondorff                                     Sibilla1

 Sibilla è tedesca e il cognome von Bondorf riporta a nobili origini: suora di clausura, vive nel XV° secolo. La troviamo nella splendida città gotica di Friburgo e a Strasburgo, dove ha lasciato traccia del proprio lavoro. Nel 1478 copia e illustra un manoscritto che riporta la vita di San Francesco, scritta da San Bonaventura di Bagnoregio. Sue sono anche miniature raffiguranti la vita e le opere di Santa Chiara e di Sant’Elisabetta di Turingia in altri pregevoli manoscritti su pergamena. La sua attività si estende alla decorazione di Bibbie e Breviari. Quasi nulla si sa della sua vita. Le sue opere colpiscono perché sono piene di colore e di gioia, sincera espressione di candore e partecipazione emotiva al racconto figurativo. Vedendo le sue miniature si ha l’impressione di una pittura spontanea e un po’ naif. Oltre al rosso vivo, usa frequentemente verde e blu, oltre ad oro ed argento, per ottenere effetti di particolare lucentezza. Il suo nome viene citato in studi specialistici relativi alla miniatura tedesca.

 

 

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