Ritrovarsi nei luoghi e nelle persone…

adrianalorenzi    Cattura3

Adriana Lorenzi è docente di Tecniche di Scrittura presso la Facoltà di Scienze della Formazione a Bergamo e Bologna. È formatrice nell’ambito della scrittura autobiografica e memoriale in diverse Associazioni Culturali, nella Casa Circondariale di Bergamo e in quelle di Padova e Venezia. Critica letteraria per la rivista Leggere Donna, fa parte della Società italiana delle Letterate (SIL). Tra le pubblicazioni di saggistica ricordo: Voci da dentro, Amo i ricordi, Ciao, nani. Mentre per la narrativa sono molto belli i libri: Tazze vuote, tazze utili (di cui ho parlato in un post) e Non restate in silenzio.

La bergafemmina

Il titolo gioca scherzosamente sul termine “berga/maschi” usato per indicare gli abitanti di Bergamo senza distinzione di genere, mentre la scrittrice rivendica la propria femminilità come elemento identitario della storia personale, così come l’appartenenza ad un luogo particolarmente amato. È un’autobiografia in cui la protagonista ripercorre la propria storia attraverso le strade in cui ha abitato o che ha frequentato. Ogni strada è affollata di personaggi che hanno lasciato una traccia sia con gesti semplici, legati alla quotidianità condivisa, sia con insegnamenti importanti sia con l’esempio di coerenza ai propri ideali. Un viaggio nella memoria in una città da sempre divisa in due: la parte alta, antica, più tranquilla e rassicurante, e quella bassa, efficiente e proiettata verso il futuro.

Osserva: ”La memoria è la facoltà di serbare l’esperienza, di accatastarla come legna per il fuoco delle stagioni più rigide, opponendosi quindi alla dispersione, alla cancellazione, alla consumazione…

“La vita ci chiama ogni mattina a muoverci lungo le sue strade, quelle delle circostanze, degli impegni precisi, delle responsabilità assunte, delle relazioni costruite che ci trasformano in palline da ping-pong sbattute da una parte all’altra del tavolo da gioco. Eppure è la ricerca di significato, di ragioni che trasforma il movimento affannoso in una rete che diventa salvifica…”(pag.193)

“L’esperienza si deve vedere, assaggiare, annusare, sentire, toccare…è la verità incarnata che innesca processi di riconoscimento in altre vite…”(pag.194)

La portinaia Maria, la signora Esposito, la barista Giuliana, la professoressa Stromengher e tanti altri personaggi accompagnano la protagonista nelle scoperte della vita: tante persone che danno il senso di una rete di relazioni protettiva e rassicurante, pur con i limiti di ciascuna. Molte le osservazioni ricche di umanità, attenzione e rispetto per chi incontra, in un quadro complessivo in cui molte donne possono ritrovarsi. Adriana Lorenzi ricostruisce quelle vite che la rendono fiera di “appartenere alla stessa stirpe”.

Ci sono radici dentro ognuno di noi che ci rendono orgogliosi della nostra provenienza; ce le portiamo appresso ovunque andiamo, perché sono il bagaglio del nostro esistere, sono le memorie della nostra gente, sono il nostro ombrello in caso di pioggia L’autrice è le sue storie, conosce l’arte di ascoltare e la esercita in particolare con le donne, le uniche che sanno consegnarsi i “segreti più intimi per riuscire a sopportarli e anche capirli”. Nelle storie di Adriana le donne parlano e ascoltano, allungandosi dolci e caramelle perché oltre al cibo per il corpo c’è quello delle parole per il nutrimento dell’anima.

Un libro che ti lascia l’impressione di aver capito qualcosa di più della vita!

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