Arte al femminile (34)

Rimango ancora un po’ sull’argomento dell’arte in convento, perché spesso trascurata o considerata minore.

Sembra molto probabile che la vicenda delle donne artiste prenda l’avvio nell’Alto Medioevo proprio dai conventi: il distacco dagli impegni mondani, la necessità di possedere testi di preghiera, di decorare la propria chiesa, di provvedere al sostentamento del monastero producendo oggetti destinati al mercato esterno orientò le religiose verso la pratica artistica. Provenienti per lo più da un ambiente aristocratico e colto, inizialmente molte si dedicano all’esercizio della miniatura, che proseguono anche quando questo genere decade. In Italia le monache artiste si affermano sia quantitativamente che qualitativamente dal XV° secolo in poi. Esse hanno dei veri e propri atelier claustrali. Il limite della loro arte è la difficoltà di “aggiornamento”, non potendo avere scambi e contatti con gli artisti “mondani”.

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Suor Plautilla Nelli è un emerito esempio di arte in convento.

Di fronte al Convento di San Marco nell’omonima piazza, a Firenze, sorge nel Quattrocento un convento domenicano femminile dedicato a Santa Caterina, in seguito demolito per instaurarvi nel 1808 un Comando Militare. Qui l’arte è al centro dell’attività delle suore. Giorgio Vasari, nell’edizione delle sue Vite del 1568, indica suor Plautilla Nelli come l’organizzatrice di questa “bottega” d’arte. Suor Plautilla (nome di una martire cristiana), in origine Polissena (nome di una martire laica sgozzata sulla tomba del marito), nasce nel 1523 dalla nobile (secondo alcuni) famiglia fiorentina di Piero di Luca Nelli, proveniente dalle terre del Mugello. Pronuncia i voti all’età di quattordici anni, in seguito alla morte della madre (pare per peste) e al secondo matrimonio del padre, ed entra nel Convento di Santa Caterina in Cafaggio, alla periferia di Firenze, fondato nel 1496 in pieno clima savonaroliano. Alcuni studi moderni affermano che Fra Paolino da Pistoia, allievo nel convento di San Marco del pittore Fra’ Bartolomeo, sia stato il suo maestro. Secondo altri Plautilla non ha ricevuto alcuna educazione artistica e va considerata una completa autodidatta. Copiando disegni e sculture, e usando corpi femminili a modello per quelli maschili, Plautilla riesce a raggiungere intorno ai trentacinque anni una piena maturità artistica e ad organizzare intorno a sé un incredibile movimento artistico, che si concretizza in una bottega efficiente che produce grandi guadagni per il gruppo religioso.

Il Vasari racconta del successo che la pittrice ha fra i nobili fiorentini, quindi non solo pitture per enti religiosi e chiese: “Per le case di Firenze tanti quadri che troppo sarei lungo a voler di tutto ragionare”. I libri contabili del convento di Santa Caterina da Siena indicano che dal 1558 le entrate economiche maggiori sono legate proprio alla fortuna della pittrice-suora. A questa data Plautilla guadagna 63 fiorini dalla vendita di un dipinto raffigurante Santa Lucia per il priore della chiesa di San Bonifacio. Negli anni seguenti Plautilla diventa la maggior entrata economica del convento, riuscendo in un anno a far incassare la somma di 282 fiorini. Nel 1562 le entrate riguardano i profitti della depintora, ma dal 1563 si fa riferimento alle depintore, dato che le discepole di suor Plautilla sono divenute sufficientemente brave da essere annoverate fra le artiste fiorentine. Questo fatto indica la capacità imprenditoriale di Plautilla, tanto da essere eletta per ben tre volte priora del convento stesso. La bottega di Santa Caterina diventa un modello per altre situazioni simili in Toscana fra le sorelle domenicane: nel convento di San Domenico a Lucca le suore cominciano un commercio di figurini in cartapesta destinati alla Francia, alla Spagna e addirittura al Giappone.

Va sicuramente considerata la prima donna europea conosciuta per opere religiose importanti.

Molti parlano dei suoi quadri con termini molto lusinghieri. Nei suoi quadri si nota la non conoscenza del corpo maschile, tanto che i suoi santi sono considerati femminei, così come i volti degli Angeli. Si racconta che:

« È tradizione che Suor Plautilla, volendo studiare il nudo per la figura del Cristo, si giovasse di quello di una monaca defunta, e le altre suore celiando fossero solite dire, che la Nelli in luogo di Cristi faceva Criste »

“da nostro Signore Iddio dotata d’un ingegno sopra l’ordinario delle donne… ha fatto opere, che hanno recato maraviglie à i primi artefici di cotale professione nella sua città di Firenze …. Passò a miglior vita, già vecchia, essendo istata Priora dei suo Monasterio più volte, e divotissima religiosa, l’anno 1587.” (Razzi)

Dei suoi dipinti, soprattutto di soggetto sacro, restano solo 7 tavole e una tela, a causa soprattutto delle soppressioni napoleoniche degli ordini monastici.

Il Concilio di Trento esigeva la clausura, per cui condizionò e ridusse la sua produzione artistica in qualità e quantità, pur essendo suor Plautilla trattata con un occhio di riguardo e una certa liberalità.

Plautilla è riuscita a costruire un proprio stile con marcata sensibilità verso il colore e con volti che raggiungono una inusuale delicatezza.

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