Arte al femminile (33)

Madonna Bellagio 04 (foto di Mario Tacchi)   vaso_fiori_g 10sig

Mentre in Francia le pittrici incominciano presto a entrare ufficialmente nel mercato dell’arte, hanno Accademie cui fare riferimento e spesso un proprio atelier, in altre parti d’Europa la situazione è più problematica. Le donne artiste hanno vari impedimenti: mancanza d’istruzione specifica, carenza di contatti professionali, pregiudizi sociali, impossibilità di studiare il corpo nudo, soggetto frequente dell’arte barocca. Le donne hanno poi restrizioni sulla mobilità personale: è per loro difficile viaggiare in altre città, visitare monumenti e collezioni d’arte, studiare capolavori del passato e del presente. In genere sono vincolate al proprio ambiente domestico, il che limita le occasioni d’incontro con altri artisti, per un proficuo scambio di idee. In un’Italia divisa in stati e staterelli, incontriamo valenti artiste (v. in post precedenti: Maria Robusti, Sofonisba Anguissola, Artemisia Gentileschi, Elisabetta Sirani, Fede Galizia, Rosalba Carriera), che riescono però ad emergere perché già inserite in un ambiente artistico. Anche i conventi sono luoghi in cui l’arte può fiorire, pur con la limitazione posta ai soggetti dei quadri.

Orsola Maddalena Caccia è sia figlia di un pittore conosciuto che monaca, per cui riesce ad affermarsi nello scenario pittorico italiano grazie a queste due peculiarità. Nasce a Moncalvo, in provincia di Asti nel 1596, una degli 8 figli di Laura Oliva (figlia del pittore Ambrogio Oliva) e del pittore Guglielmo Caccia, nominato barone per meriti artistici. Nel 1620 entra nel convento delle Orsoline di Bianzè (nel nord del Piemonte) dove prende il nome con cui è conosciuta (il nome originario è Theodora) e dove rimane sino al 1625, quando viene fondato un nuovo convento a Moncalvo: il padre, finanziatore del nuovo istituto, vi trasferisce le 4 figlie fattesi monache. In una supplica al vescovo di Casale precedente l’atto di fondazione si fa cenno esplicitamente all’attività di Orsola in collaborazione col padre, secondo precise convenzioni finanziarie. Un altro documento di particolare interesse a questo riguardo è il testamento di Guglielmo, in data 5 novembre 1625, da cui risulta che Orsola Maddalena e la sorella Francesca, anche lei monaca, diventano usufruttuarie dei quadri piccoli e dei disegni del padre fino alla loro morte, poichè tale materiale è utile per la loro attività pittorica. In effetti, per lungo tempo dopo la morte del padre, Orsola ripete in modo diligente i temi paterni in dipinti devozionali e in pale d’altare per numerose chiese, non solo piemontesi. La sua pittura ha successo anche presso la corte sabauda; restano sue lettere connesse con opere di pittura dirette all’infanta Margherita di Savoia (1643). Nel 1665 è sicuramente ancora attiva: il 17 aprile di quell’anno accoglie nel convento di Moncalvo la pittrice Laura Bottero col nome di suor Candida Virginia. L’atto di monacazione precisa i doveri della novizia nei confronti del convento come artista in proprio, pur sotto la supervisione di Orsola, diventata badessa, e come futura maestra di altre novizie portate alla pittura. Dopo il 1665 non si hanno più notizie dirette della Caccia fino alla registrazione della sua morte (25 luglio 1676) all’età di 80 anni..

Come pittrice Orsola Maddalena Caccia non ha avuto molta fortuna postuma, anzi le fonti settecentesche sembrano preferirle la sorella Francesca che, morta ventenne il 18 dicembre 1628, non deve aver prodotto nulla di veramente personale (non si conosce nessuna opera di sua mano). Caratteristiche della pittura di Orsola sono le composizioni con figure femminili, dato che sono le uniche presenze stabili nell’isolamento del convento. Ha uno stile delicato e i suoi lavori si riconoscono per la firma, costituita da un fiore o un mazzo di fiori. Molta è l’attenzione per i dettagli delle figure: vestimenti, gioielli, capelli, oggetti vari. Emerge l’attenzione costante per le nature morte che appaiono ovunque e inserisce anche nei quadri di carattere sacro. La sua novità sta proprio nella produzione di questo genere pittorico. Le nature morte hanno struttura compositiva semplice ed equilibrata, con ogni elemento collocato con cura, con particolare attenzione alla verticalità: dipinge fiori, frutta e talvolta un animale, di solito un fagiano o un insetto. Straordinari sono gli accostamenti cromatici, con toni algidi e azzurrini e un uso marcato dei contrasti. In questo genere è all’avanguardia ai suoi tempi.

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