Arte al femminile (32)

Labille-Guiard,_Self-portrait_with_two_pupils       atelier-of-madame-vincent-adelaide-labille-guiard-1808-1340478267_b

Self-Portrait_of_Adélaide_Labille-Guiard  91

Il Settecento rappresenta il momento di svolta per le artiste, che diventano sempre più consapevoli di se stesse e della propria arte. La Rivoluzione francese apre poi le porte delle Accademie. Fra le tante protagoniste dell’arte settecentesca spicca la presenza generosa di Adélaide Labille Guiard, impegnata ad ottenere riconoscimento per la propria arte, ma anche fautrice dell’apertura delle Accademie alle donne nel 1791: per ottenere questo scopo rinuncia a cariche importanti, che le spettano di diritto. La pittrice, nata nel 1749 dalla famiglia numerosa del venditore di merletti Claude Labille, ultima di 8 figli, patisce il dolore per la morte di quasi tutti i fratelli. Nel negozio del padre conosce Jeanne Bècu, assunta come lavorante dal padre, la futura Madame du Barry, che la tratterà sempre con benevolenza. Riconoscendo il talento pittorico di Adélaide, la famiglia l’affida al vicino di casa François-Elie Vincent, che insegna presso l’Accademia di San Luca. Nel suo studio Adélaide apprende i rudimenti del mestiere e conosce il figlio del pittore, François-André, che la introduce nella stessa Accademia e le insegna la tecnica ad olio. Dopo un precoce primo matrimonio con Nicolas Guiard, la giovane si separa nel 1793, ma continua ad usare anche in seguito il nome del marito: in età matura si risposerà con l’amico di sempre François-André Vincent.
La pittrice ottiene diversi riconoscimenti del proprio talento: dopo l’ingresso nell’Accademia di San Luca, che viene sciolta nel giro di pochi anni, nel 1783 Adélaide accede addirittura all’Accademia Reale di Francia. Per prepararsi all’esame di ammissione la pittrice lavora moltissimo e si reca a Roma – meta indispensabile di formazione – sperimentando con entusiasmo ogni tipo di tecnica: dalla miniatura al pastello all’olio. A differenza dei colleghi maschi, per legittimare la propria candidatura all’Accademia l’artista è costretta a dare dimostrazione pubblica della propria maestria. L’esecuzione avviene davanti a dei testimoni e riscuote un successo tale che gli elettori approvano all’unanimità l’ammissione per Adélaide. Insieme a lei viene accolta anche la pittrice di corte Elisabeth Vigée Le Brun: i critici trovano interessante disputare sulla presunta rivalità tra le due artiste, malgrado la competenza che entrambe dimostrano nel proprio lavoro. Adèlaide, di origini modeste e politicamente autonoma, non approva le potenti protezioni della rivale, ma la concorrenza tra le due pittrici è esagerata dagli schieramenti pro e contro la regina Maria Antonietta.

In realtà Adélaide Labille Guiard non mira a mettere in ombra le colleghe: la pittrice costruisce rapporti di grande stima e collaborazione con altre artiste.

Nel corso della sua vita lavora sia per la borghesia che per la Corte ( ritraendo membri della famiglia reale), ma mantiene la propria indipendenza, tanto che continua ad essere stimata anche dal Governo rivoluzionario. A quest’ultimo Adélaide Labille Guiard presenta perfino un progetto di educazione artistica rivolto alle donne prive di mezzi. Interessata alle tesi di Rousseau, vive il clima culturale dei salotti filosofici e dimostra particolare disposizione per la pedagogia. I contemporanei testimoniano che la sua attività di insegnamento è vivace ed intensa: l’artista si circonda di allieve, vive con loro per lunghi periodi e le accompagna al Louvre perché si esercitino nella copia delle opere in esposizione. Alcune apprendiste la affiancano nel suo più famoso autoritratto: maestra e allieve vi appaiono in atteggiamento garbato e vestiario elegante, interpretando l’ideale di donna che proporrà il Romanticismo galante. Secondo tale modello la donna di spirito ha gusto, modi distinti, cultura e doti interiori. Nel Settecento l’argomento storico viene considerato come il miglior banco di prova e nessun artista può esimersi dal tema. Adélaide vi dedica anni di studio. Le testimonianze del tempo parlano in particolare di un quadro di grandi dimensioni, iniziato al tempo della monarchia e raffigurante Un cavaliere di Saint Lazare. La pittrice lo considera il proprio capolavoro, ma la caduta di Luigi XVI attira sull’opera le critiche del nuovo Governo, che considera il soggetto politicamente biasimevole e ne decreta la distruzione. L’enorme tela è l’ultima impresa impegnativa della pittrice, provata da una salute precaria e dai tempi duri vissuti durante e dopo la Rivoluzione. Adélaide, che non ha figli suoi, trascorre gli ultimi anni con il secondo marito e la compagnia delle allieve. Muore nel 1803, a 54 anni.

 I ritratti costituiscono il tema principale dei suoi quadri. La descrizione realistica delle fisionomie e dei materiali, di grande perizia tecnica, risente ancora del gusto tardo barocco, attento soprattutto a rendere gradevole il soggetto. Alcune opere però rivelano uno sguardo più profondo rispetto a quello dei contemporanei: certi particolari tagli di luce, certe espressioni e alcuni sfondi evocano malinconie e suggestioni emotive, indizi preromantici. Cieli cupi e ombre inquietanti appaiono ogni tanto, sfuggendo alle regole del tempo. Poche le opere salvate, ma di grande pregio. Gli autoritratti la vedono consapevole del proprio ruolo, tanto da raffigurarsi frequentemente circondata dalle allieve oltre che indifferente ai segni del tempo sul suo viso. Ha creduto all’importanza dell’istruzione per le donne, tanto da dedicarvisi assiduamente, sino alla fine della vita.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...