Arte al femminile (31)

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La regina Maria Antonietta di Francia è ricordata come persona frivola e superficiale, dedita a una vita sfarzosa nello splendido isolamento del Petit Trianon, nei giardini di Versailles. In realtà è colta rispetto i canoni del tempo e amante dell’arte. Se ad Anne Vallayer- Coster commissiona nature morte raffinate e di pregevole fattura, Elisabeth Vigée- Le Brun è la sua pittrice preferita.

Il Settecento è il secolo in cui le donne incominciano ad essere riconosciute come professioniste in campo artistico, anche se non possono frequentare corsi ufficiali e devono lavorare nel chiuso dei propri laboratori.

Elisabeth- Louise Vigée- Le Brun nasce a Parigi nel 1755: suo padre è un pittore “pastellista” e sua madre una donna di notevole bellezza, di cui non si hanno notizie particolari. Messa a balia, come si usa allora, vive sino a 6 anni in campagna, a Epernon, poi viene messa nel Collegio della Trinità a Parigi. Sin da piccola dipinge su tutto: muri, quaderni, fogli, legno. Esce dal collegio a 11 anni e viene avviata dal padre agli studi artistici. A 14 anni è già considerata una delle più belle donne di Parigi, oltre che abile artista: alta, ben fatta, occhi blu, ha grazia, spirito e fascino, oltre che un portamento particolarmente elegante. A 15 anni, morto il padre, decide di dedicarsi interamente alla pittura ed ottiene la protezione di due dame influenti. Risposatasi la madre con un ricco gioielliere, la famiglia va a vivere nei pressi del palazzo reale. Elisabeth lavora assiduamente e guadagna con la sua arte così tanti soldi da attirare l’attenzione della legge, che minaccia di arrestarla, perché lavora senza licenza. Per mettersi in regola, nel 1775 presenta due ritratti all’Accademia Reale, che l’ammette alle sedute pubbliche e ne accetta l’iscrizione nel 1783. Nel frattempo Elisabeth sposa Jean- Baptiste- Pierre- Le Brun, personaggio ambiguo, gaudente donnaiolo e giocatore accanito, che vive alle sue spalle, ma che incrementa la vendita dei suoi quadri. Nel 1780 nasce l’unica figlia, Jeanne- Jiulie- Louise, di cui rimangono vari ritratti con la madre. Questa figlia è l’unico grande amore della sua vita. Diventata sempre più famosa come ritrattista, viene spesso invitata a corte, suscitando pettegolezzi sul suo conto, con l’attribuzione di relazioni extraconiugali: in realtà è seria e professionale e deve rifiutare commissioni di personaggi importanti, che cercano di avvicinarla solo per conoscerla personalmente. Viene descritta come donna spiritosa ed ottimista, anche in periodi di crisi personale e di difficoltà, cui reagisce con coraggio, come dimostra allo scoppio della rivoluzione. Nel 1789, all’inizio della rivoluzione, fugge precipitosamente con la figlia, abbandonando tutto: viene accolta dalle corti di Roma, Vienna, Londra, San Pietroburgo, dove continua l’attività di ritrattista. Non vuole informarsi per anni di quello che succede in Francia, perché non vuole sapere quali dei suoi amici siano stati uccisi. Il matrimonio della figlia, cui è legatissima, le procura molto dolore, anche perché contraria all’unione: torna in Francia nel periodo napoleonico, ma non si trova a proprio agio nel nuovo ambiente. «Ho dipinto delle vere principesse: non mi hanno mai infastidita e non mi hanno mai fatto aspettare».

Apre un salotto letterario e a 80 anni pubblica i “Souvenirs”, particolarmente interessanti come testimonianza di un’epoca. Muore nel 1842 a 87 anni.

Elisabeth è una dei più famosi e prolifici ritrattisti di tutta la storia dell’arte. Ha eseguito più di 900 opere: dipinti di argomento storico, paesaggi e soprattutto ritratti raffinati e idealizzati degli aristocratici più famosi del suo tempo. Ha fatto più di 20 ritratti della regina Maria Antonietta, i cui abiti eleganti ed elaborati non erano però del genere da lei preferito. “Detestavo lo stile degli abiti femminili allora in voga, impiegavo tutti i miei sforzi per rendere gli abiti più pittoreschi, ed ero deliziata quando, dopo aver preso confidenza con le mie modelle, riuscivo a drappeggiarle secondo la mia fantasia.”

Gli autoritratti sono tra le immagini più belle e più riccamente colorate mai dipinte, il che li rende tanto importanti da essere inclusi in ogni archivio di ricerche visuali. I suoi lavori documentano e riflettono i drammatici cambiamenti che ebbero luogo sia dal punto di vista politico sia da quello stilistico durante la fine del XVIII° secolo.

 

 

 

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