Racconti da film

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Agli inizi degli anni Trenta, Irene Némirovsky è affascinata dal cinema: assidua frequentatrice delle sale cinematografiche, entusiasta per l’avvento del sonoro, l’autrice intuisce nel cinema una straordinaria risorsa per la scrittura, fonte di suggerimenti e spunti tecnici, in grado di ampliarne le possibilità espressive. Nel 1931 nascono le tre storie d’amore, “La sinfonia di Parigi”, “Natale” e “Carnevale di Nizza”, scritte con la speranza che possano un giorno essere trasposte sul grande schermo. Nessuna di queste storie diventerà un film, ponendo così fine alle speranze della Nèmirovsky di poter lavorare come sceneggiatrice, ma i racconti si presentano come innovatori e moderni sia dal punto stilistico che contenutistico. Sono rimasta inizialmente sconcertata dal ritmo narrativo scarno e veloce di questi racconti, poi ho preso il “ritmo” giusto e li ho apprezzati: ti danno l’esatta percezione di quello che i protagonisti vivono e sentono, così umani e così “contemporanei” nei loro vissuti. Certamente i testi si prestano per sceneggiature filmiche, ma anche per “sceneggiature” della fantasia.

Irma Irina Nèmirovsky nasce a Kiev nel 1903, figlia di un ricco banchiere ebreo ucraino e di Anna Margoulis, donna superficiale, ambiziosa, che poco s’interessa dei figli, tanto da affidarli completamente alle cure della governante francese Zezelle. Il rapporto con la madre è tormentato e insoddisfacente: ispira il racconto “Il ballo”, pieno di rabbia adolescenziale. Intelligente e vivace, Irène (come viene comunemente chiamata) impara facilmente le lingue e studia con passione. La famiglia si trasferisce a Pietrogrado, poi, per le minacce dei Soviet, si sposta in Finlandia, in Svezia e nel 1919, dopo un avventuroso viaggio in mare, sono tutti in Francia. A Parigi Irene approfondisce lo studio di 7 lingue, inizia a scrivere racconti e si laurea in Lettere alla Sorbona. Nel 1926 sposa Michel Epstein, un ingegnere russo emigrato, divenuto poi banchiere, con cui ha due figlie, Denise ed Elizabeth. Diventata celebre nel 1929 per il romanzo “David Golder”, pubblica testi per il cinema e il teatro, specializzandosi nelle novelle. Il governo francese le rifiuta la nazionalità, sebbene sia una scrittrice francofona famosa. Nel 1940 lei e il marito diventano vittime della persecuzione antisemita. Messe in salvo le figlie, viene arrestata nel 1942 da filonazisti. Dopo inutili tentativi per liberarla, viene portata ad Auschwitz, dove viene uccisa nell’ottobre 1942. Il marito, dopo numerosi tentativi per salvare la moglie, viene a sua volta arrestato, inviato ad Auschwitz assieme alla sorella e gasato al suo arrivo.

Le due figlie, tenute nascoste e salvate da un’amica della madre, trovano dopo vari anni in una valigia un manoscritto della madre, i primi due tomi di un’opera in 5 volumi rimasta incompiuta, “Suite francese”. Il romanzo viene pubblicato e restituisce fama alla scrittrice ormai dimenticata.

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