Un giallo particolarissimo!

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Amélie Nothomb nasce nel1967: figlia di un diplomatico, di antichissima e nobile famiglia belga, trascorre l’infanzia a Kobe in Giappone, frequentando la scuola locale, il che le permette di acquisire completa padronanza della lingua giapponese. «Io parlo il franponese», scrive nella prima parte della sua biografia. Trascorre l’infanzia e la giovinezza in vari paesi dell’Asia e dell’America. In Cina è iscritta alla piccola scuola francese locale: sono anni difficili per la complicata situazione politica. A Pechino la famiglia deve stare in una specie di ghetto per stranieri, San Li Tun. A New York frequenta il liceo francese e si appassiona alla danza classica, che pratica per breve tempo. “Tra i 15 ed i 17 anni smisi di mangiare, il corpo sparisce poco a poco, assieme all’anima”: l’esperienza influenza la produzione letteraria e viene descritta in Biografia della fame. Tutto è legato al disagio dell’esperienza in Bangladesh, dove smette di frequentare la scuola, che segue per corrispondenza e si “ciba” esclusivamente di libri. Qui si palesa il forte attaccamento per la sorella maggiore, «unica compagna della mia adolescenza» (“vivevamo in simbiosi…”). A 17 anni torna in Europa con la famiglia e si stabilisce a Bruxelles, dove si sente «tanto straniata quanto straniera». Qui si laurea in filologia classica alla Libera Università di Bruxelles, dove però non riesce ad integrarsi. A 21 anni torna in Giappone, terra da lei incondizionatamente amata. Si stabilisce a Tokyo, dove studia di nuovo il giapponese, «langue tokyoïte des affaires»: assunta in una enorme azienda giapponese, vive un’esperienza durissima (da traduttrice è declassata a pulire i servizi igienici), che racconta in seguito nel libro Stupore e tremori, che riceverà il Grand Prix du Roman dell’Accademia francese. Alla fine di questa devastante esperienza, rientra in Francia e propone il manoscritto di uno dei suoi romanzi a una solida e storica casa editrice. Si tratta di Igiene dell’assassino, che esce il primo settembre del ’92 e conquista subito folle di lettori. Alcuni critici si rifiutano di credere che questo romanzo sia stato scritto da un’ esordiente di 25 anni. Come ha raccontato in numerose interviste, scrive da quando aveva 17 anni e con assoluta regolarità, per almeno quattro ore al giorno, preferibilmente al mattino presto, dalle 4 alle 8, bevendo numerose tazze di tè nero fortissimo. A questo ritmo produce alcuni romanzi l’anno fra i quali sceglie quello da pubblicare, che esce regolarmente in Francia. Le sue manie e abitudini ne hanno fatto un personaggio riconosciuto e amato come una pop star: veste regolarmente di nero, al massimo con qualche tocco di rosso, indossa bizzarri e imponenti cappelli, non usa tecnologia e scrive a mano, su quaderni che porta sempre con sé. Ha un’intelligenza e uno spirito acutissimi che rendono le sue (non frequenti) apparizioni televisive un piacere. Ha sinora pubblicato 21 romanzi, tradotti in vari paesi del mondo.

“Mi chiedono perché ho scelto di scrivere. Io non l’ho scelto. È la stessa cosa che innamorarsi. Si sa che non è una buona idea e uno non sa come ci è arrivato, ma quanto meno deve provarci. Gli si dedica tutta l’energia, tutti i pensieri, tutto il tempo. Scrivere è un atto e, come l’amore, è qualcosa che si fa. Non se ne conoscono le istruzioni per l’uso così si inventa perché necessariamente devi trovare un mezzo per farlo, un mezzo per riuscirci.”

COSMETICA DEL NEMICO è un racconto particolare, ambientato interamente nella sala d’aspetto di un aeroporto. La vicenda dura poche ore, durante le quali un quarantenne bello, ben vestito, di successo, Jerome Angust, si scontra dialetticamente con un coetaneo brutto, gracile, Textor Texel, che inizialmente sembra solo un rompiscatole in vena di chiacchiere a vuoto. Si sviluppa così un racconto giallo dall’esito imprevisto, che capovolge le certezze iniziali. Continui i colpi di scena, così come le riflessioni e i ragionamenti sul male presente in noi e nella vita. Il titolo è tratto dalla semantica della parola “cosmetica”: «La cosmetica è la scienza dell’ordine universale, la morale suprema che determina il mondo», dice Texel, «Non è colpa mia se gli estetisti hanno recuperato questa parola ammirevole». Un thrilling che mette a confronto coscienza e rimozione, in uno stringente dialogo, in cui si inseriscono profonde riflessioni sulle modalità dell’amore e sulla distruzione dell’oggetto di questo amore. Molto originale!

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