Arte al femminile (26)

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TKmag4c17402ab0323  360 Gray line with black, blue, and yellow Oil Painting by Georgia OKeeffe

Georgia O’Keefe nasce nel 1887 in una fattoria del Wisconsin, in una famiglia di allevatori. Il padre è di origini irlandesi, la madre è figlia di un conte ungherese venuto in America nel 1848. Georgia è la seconda di 7 figli. A 10 anni già manifesta la volontà di diventare un’artista. Lei e la sorella prendono lezioni di acquarello da un’insegnante del luogo, Sara Mann. Ha un’adolescenza segnata da crisi finanziarie e da frequenti sradicamenti. Si iscrive nel 1905 all’Istituto d’Arte di Chicago e nel 1907 va a New York, dove segue i corsi di William Chase, sostenitore dell’impressionismo. Tra il 1910 e il 1912, oppressa dal dubbio sulle sue capacità artistiche, smette di dipingere con la scusa che l’odore della trementina le fa male e si dedica a varie attività. Nel 1914 riprende gli studi di arte e incontra Arthur Dow, che la aiuta ad allontanarsi dalle forme artistiche che Georgia trova soffocanti. “Ho delle cose nella mia testa che non sono come quello che qualcuno mi ha insegnato … forme e idee così vicino a me … così naturali per il mio modo di essere e di pensare anche se altri non hanno pensato di dipingere”. Le sue creazioni di quegli anni sono opere astratte, con linee armoniose e colori a carboncino o ad acquarello. Nel 1918 decide di dedicarsi interamente alla pittura e si stabilisce a New York. Conosce Alfred Stieglitz, gallerista e fotografo di fama: lei è ingenua e sgrammaticata, entusiasta e sufficientemente adorante nei suoi confronti, lui, cinquantunenne ipocondriaco e depresso, sposato a un’ereditiera della birra, ha verso di lei una strana mescolanza di desiderio e paternalismo. Stieglitz la sposa nel 1924 (il primo matrimonio è naufragato nello scandalo), le nega un figlio, perché è convinto che la maternità blocchi la sua attività artistica. È ossessionato dal corpo di lei che fotografa in continuazione e crede nell’artista. È il suo manager con idee molto moderne sul «marketing», ma è fragile, narciso, nevrotico, profondamente newyorkese, mentre lei si sente in contraddizione con se stessa, non le interessa diventare un’icona della liberazione sessuale femminile, ha un’anima ombrosa, irrequieta, misticheggiante, vuole scappare verso paesaggi vuoti e selvaggi. E lo fa. Il rapporto tra i due funziona a distanza: Stieglitz continua il ruolo di mentore con la ventunenne Dorothy Norman… I due comunque ritraggono i medesimi soggetti, si confrontano, s’influenzano. La consuetudine con la fotografia permette alla O’Keeffe di elaborare uno stile radicato nel realismo, seppure astratto, con tecniche prese dalla camera oscura e dall’obiettivo. S’impone nella comunità artistica: un risultato senza precedenti per una donna, in un’epoca in cui la pittura è appannaggio quasi esclusivo degli uomini. Dal 1929 inizia a passare parecchio tempo nel Nuovo Messico, raffigurando fiori e paesaggi tipici della zona, per lo più colline desertiche disseminate di rocce, conchiglie e ossa di animali, con potenti immagini dai colori vividi. Si dimostra insofferente agli obblighi familiari e sociali, non conciliabili con un feroce bisogno di solitudine. Negli anni ’30 e ’40 ottiene molti riconoscimenti ufficiali e lauree honoris causa. Dopo la morte del marito si trasferisce definitivamente nel Nuovo Messico. Nel 1951 fa il primo viaggio in Messico, dove conosce Frida Kahlo. Nel 1953 visita l’Europa, proseguendo per tutti gli anni ’60 un lungo viaggio che la porta in Asia, nel Pacifico, nel sud America. Dall’esperienza del volo in aereo la pittrice introduce nelle sue opere cieli, nuvole e la terra vista dall’alto. Nel 1973, quando Georgia ha 86 anni, un trentenne bussa alla sua porta cercando lavoro: è John Bruce Hamilton, detto Juan. Georgia lo assume per qualche lavoretto e poi in pianta stabile. «E’ arrivato nel momento esatto in cui avevo bisogno di lui». Per i detrattori è un astuto cacciatore di dote, che sperpera i soldi dell’artista in auto di lusso intestate a lei che lei non può guidare (è quasi cieca ormai). Sa conquistare la fiducia della compagna, che forse segretamente lo sposa. È un ceramista e la incoraggia a impegnarsi in quest’ arte, è onnipresente, protettivo: insieme compiono una serie di bei viaggi, dalle Hawaii alla Costa Rica. Solo negli ultimi due anni di vita Georgia si ferma, per un aggravarsi del problema alla vista: trasloca a Santa Fè, nella casa della famiglia di Juan, dove muore a 98 anni.

Le sue opere, sospese tra astrazione e figurazione, sono cariche di suggestioni simboliche. Propongono, accanto a forme astratte o a grandi e opulenti dettagli floreali, serie di paesaggi urbani di un nitido realismo o panorami desertici quasi surreali. Diceva ironicamente che le piaceva dipingere fiori perché costavano meno di una modella e stavano fermi.

«Niente è meno reale del realismo perché i particolari non possono che essere confusi. E’ solo attraverso la selezione, l’eliminazione, l’enfasi che raggiungiamo il senso reale delle cose».

Gerogia O’Keeffe è considerata una delle più grandi icone dell’arte americana del XX° secolo.

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