Arte al femminile (25)

5_venette-waste_wherearewenow_dic-13_frida-kahlo-bio   Chair-Magazine-Frida-Kahlo-1024x646

The-Broken-Column-by-Frida-Kahlo-600x720        171

Magdalena Carmen Frida Kahlo y Calderon nasce a Coyoacan presso Città del Messico nel 1907. Mentre in Europa vi è il periodo della Belle Epoque e si gode un momento di sviluppo artistico e culturale, in attesa del massacro della 1a guerra mondiale, il Messico è sconvolto da violente lotte per il progresso sociale e il cambiamento. Il padre Wilhelm, nato in Germania, è di origini ebreo-ungheresi, mentre la madre è figlia di una messicana e di un indios: i due sposi hanno 4 figli, Frida è la terza, la più vivace e ribelle. Il padre, cui è molto legata affettivamente, è un uomo semplice e simpatico, amante della letteratura, della musica e della pittura, non è ricco ed esercita vari mestieri: fotografo di talento, insegna alla figlia la propria arte e un certo modo di inquadrare l’immagine. Frida sin da bambina deve fare i conti con problemi di salute: da ragazza manifesta talento artistico, una forte personalità, spirito indipendente e passionale. Studia in una scuola tedesca e vuole diventare medico.  Può godere di alcuni dei positivi cambiamenti portati dalla Rivoluzione Messicana del 1910: è una delle 35 donne che si iscrivono al corso di Medicina della Scuola Nazionale Preparatoria in un momento storico in cui le dottoresse a Città del Messico sono solo 3. Si unisce a un gruppo di sostenitori del socialismo e inizia a dipingere per divertimento: s’innamora di uno studente di diritto e giornalista, Alejardo Gomez Arias, leader del movimento. Il 17 settembre 1925, mentre torna da scuola in autobus, rimane vittima di uno spaventoso incidente. Le conseguenze sono tremende e le provocano danni permanenti: colonna vertebrale spezzata in tre punti, frantumati il collo del femore e alcune costole, gamba sinistra con 11 fratture, piede destro slogato e schiacciato, lussazione alla spalla sinistra, osso pelvico spezzato in tre e bacino perforato da un palo… Sopravvive per miracolo e nel corso della vita deve subire ben 32 operazioni più una serie di sperimentazioni di nuove apparecchiature, per migliorare la deambulazione. Per anni è costretta a letto, con il busto ingessato. I genitori le regalano un letto a baldacchino con uno specchio sul soffitto, in modo che possa vedersi, e dei colori: lettura e pittura diventano gli elementi che danno un senso alla forzata immobilità. Il suo primo soggetto è il piede che riesce a intravedere tra le lenzuola. Dipinge con gli acquarelli sulle bende che le fasciano il busto e poi su supporti di piccole dimensioni, infine passa ad una serie di autoritratti, usando una speciale tavolozza, che le permette di lavorare stando sdraiata. ”Passo molto tempo da sola e sono il soggetto che conosco meglio.” Quando riprende a camminare, decide di portare i suoi dipinti a Diego Rivera, illustre pittore dell’epoca, per averne un giudizio e questi, riconoscendone il talento, la sprona a fare dell’arte la sua professione. Tra i due nasce un amore tenace e complicato: si sposano nel 1929, ma ambedue hanno una vita sentimentale extraconiugale. Trasferitisi a New York, per un incarico dato a Rivera, Frida perde un figlio per un aborto spontaneo (altri ne dovrà subire in seguito, con dolore immenso) e decide di tornare in Messico, dove va a vivere in una casa collegata con un ponte a quella del marito. Diego la tradisce con la sorella minore Cristina, per cui Frida divorzia nel 1939. L’anno dopo i due artisti si risposano a San Francisco. Come altre donne della sua generazione l’emancipazione arriva tramite la politica, che segue con passione. Iscrittasi al Partito comunista messicano, partecipa agli eventi del suo paese e a numerose manifestazioni popolari: gli anni ’40 sono caratterizzati da un’intensa attività artistica e politica. Diventata insegnante alla scuola di pittura e scultura La Esmeralda, è costretta per motivi di salute a lavorare a casa sua, invitandovi gli allievi. Dopo aver avuto amputata la gamba destra per gangrena, muore di broncopolmonite nel luglio 1954 a soli 47 anni. Prima di morire scrive: “ Spero che l’uscita sia gioiosa e spero di non tornare mai più.”

Il rapporto con il corpo martoriato è uno dei temi ricorrenti della sua arte, così come il riferimento al folclore messicano. I suoi dipinti parlano del suo stato interiore, del suo modo di percepire la relazione con il mondo e hanno aspetti che li legano al surrealismo, anche se non si riconosce in questo movimento. La sua idea di surrealismo è giocosa: “è la magica sorpresa di trovare un leone nell’armadio, dove eri sicuro di trovare le camicie”.

Attinge all’iconografia e ai simboli della cultura indigena e precolombiana, abbinandovi soggetti cristiani come il crocefisso.

Frida Khalo è un’autodidatta, non ha avuto una formazione accademica. Le sue opere sono definite naìf, simboliste e anche surrealiste: “Non ho mai dipinto sogni. Quello che ho sempre ritratto era la mia realtà“.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...