Donne di una volta…

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Ho trovato questo libro in un mercatino dei libri usati: mi ha colpito l’eleganza della signora in copertina e in effetti il contenuto è coerente con l’immagine. Elena Canino, la Clotilde del romanzo, impersona il ruolo della “vera signora” per tutta la vita, restando fedele ai valori inculcati dall’austera famiglia e dall’ambiente della buona borghesia del tempo, non accettandoli supinamente, ma valutandoli alla luce del difficile e doloroso periodo storico in cui le tocca vivere. Ha un’acutissima capacità di osservazione e riporta in vita, con grazia stilistica, fatti, persone e sentimenti di un’epoca.

Il racconto, sotto forma di diario, inizia nel 1915 con Clotilde liceale sedicenne, da poco trasferitasi a Genova con la famiglia al seguito del padre magistrato. Inaugura il diario la descrizione del discorso interventista di D’Annunzio a Quarto: la storia si conclude quasi trent’anni dopo, nel 1943, a Napoli, con Clotilde in procinto di trasferirsi forzatamente a Sorrento perché gli americani hanno requisito la sua villa. Clotilde tra due guerre ha le caratteristiche di un’autobiografia. La narrazione sviluppa tre diversi ambiti: -la vicenda personale, che tocca tematiche tipicamente femminili, -la crisi e l’evoluzione della società borghese tra le due guerre, -la storia italiana dai primi del ‘900 alla svolta del ‘43. Nella lettura ci troviamo coinvolti nella vita reale di una donna del tempo, con la descrizione di fatti grandi e piccoli, di particolari, di personaggi, di elementi del vivere quotidiano (la spesa, il cibo, i vestiti, le occupazioni domestiche, lo studio, le letture, gli amori e le amicizie…). Clotilde è una figlia premurosa, attenta alle raccomandazioni di una mamma austera, rigida, continuamente preoccupata per l’economia familiare e il decoro delle figlie. Sente fortemente i legami familiari, tanto da occuparsi come una madre della nipote Cinzia, figlia della sorella Margherita, spregiudicata e intraprendente. Ricerca però una propria autonomia attraverso lo studio e il lavoro. Dopo varie vicende (amori, dolori, malattie, privazioni, esperienze lavorative, incontri…) la più forte lacerazione è dover abbandonare la propria casa prima della fine della guerra: “Quello che occorre agli uomini forse è lo spazio, ma alle donne occorrono solo quattro mura per vivere in pace.” (Questa frase ricorda tanto i concetti espressi da Virginia Woolf in “Una stanza tutta per sé”…).

In un periodo di grandi trasformazioni la protagonista riesce a rimanere fedele a se stessa e ai propri principi: ci ricorda le nonne e bisnonne che popolano i racconti in famiglia, le grandi donne anonime, che hanno saputo resistere alle violenze della storia mantenendo dignità e decoro.

Elena Canino nasce a Roma il 9 maggio 1898. Figlia di un alto funzionario di stato, segue con la famiglia il padre negli spostamenti tra Roma, Spoleto, Napoli, Genova e ancora Roma. Nel 1924 si sposa con l’architetto prof. Canino e con lui vive a Napoli sino alla morte nel 1957. Dopo essersi cimentata come traduttrice, scrive su proposta di Leo Longanesi La vera signora, un pendant del manuale Il vero signore, scritto da Giovanni Ansaldo (giornalista e scrittore genovese, nipote del Giovanni Ansaldo fondatore dell’industria omonima). Collabora a giornali e riviste. Clotilde tra due guerre è il suo unico romanzo, pubblicato nel 1957, l’anno della sua morte.

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