Arte al femminile (23)

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Jeanne Hébuterne fa parte delle artiste famose più per le loro storie d’amore che per la loro arte. Nasce a Meaux , Seine-et-Marne, il 6 aprile 1898, in una tipica famiglia cattolica piccolo borghese: il padre è un ebreo convertito, rigido ed osservante, colto, appassionato di letteratura seicentesca. Il fratello André, pittore, la introduce nella comunità artistica di Montparnasse, dove la sua bellezza viene notata, tanto da renderla ambita come modella: viso perfetto, capelli lunghi, fluenti, di un caldo colore castano chiaro dai riflessi ramati, occhi di un azzurro chiarissimo e lievemente strabici, carnagione talmente bianca da sembrare diafana: le viene dato il soprannome di “noix de coco”. Iscrittasi all’Academie Colarossi, incontra Modigliani, di cui si innamora. L’affascinante pittore, bello e conteso dalle donne, convinto maschilista, dichiara di portarsi a letto tutte le modelle che posano per lui. Nel 1916, quando Jeanne viene presentata a Modigliani, questi ha appena chiuso una tormentata relazione con la scrittrice sudafricana Beatrice Hastings, con cui ha condiviso oltre al letto l’interesse per l’occultismo e l’alcool. Nella primavera del 1917 Jeanne acconsente a diventare l’amante dell’artista, trovando un’opposizione furibonda in famiglia: casalinga e bigotta la madre Eudoxie, contabile dei grandi magazzini Bon Marché il padre Achille, famiglia rispettabile e stimata: i genitori sono sconvolti dal fatto che la figlia frequenti quell’italiano spiantato, di 14 anni più vecchio di lei e dalla torbida fama di donnaiolo alcolizzato. La ragazza è cacciata di casa e abbandonata al suo destino. Va comunque a convivere con Modigliani, diventando il principale soggetto dei suoi quadri. La loro storia è all’insegna della povertà e dell’arte: vivono in un’abitazione umida e fatiscente, tanto che si vede filtrare il sole attraverso le crepe alle pareti, trascorrendo gran parte delle giornate dipingendo uno di fronte all’altro. Nel 1918 la coppia si trasferisce a Nizza, perché Modigliani si ammala di tisi: qui nasce la figlia Jeanne. L’anno dopo i due artisti tornano a Parigi e vanno a vivere a Montparnasse. La malattia di Modì e le difficoltà economiche non intaccano il loro rapporto, che si fa sempre più intenso e appassionato, nonostante i tradimenti e i maltrattamenti che a volte Jeanne deve subire. Jeanne viene ritratta in una serie di opere suggestive: lei dipinge spesso quello che vede dalla finestra o gli interni della casa dove vive. Nel 1920 le condizioni di salute di Modigliani peggiorano: una sera sviene per strada ed è riportato a casa ubriaco e febbricitante. Jeanne, sola e disperata, resta per una settimana accanto al letto del suo uomo, senza mai muoversi, sopportando la fame, il freddo e i problemi di una seconda gravidanza. Il 22 gennaio1920 Modigliani, in coma e in condizioni disperate, viene ricoverato all’Hopital de la Charité, dove muore due giorni dopo senza aver ripreso conoscenza. Dopo il funerale di Modigliani Jeanne viene condotta nella casa paterna, ma il giorno dopo, alle tre di notte, la giovane si lancia dalla finestra dell’appartamento al quinto piano, morendo sul colpo.

“Pittrice timida come un sogno” la definisce Pasternak in un suo scritto. Dipinge con talento e grande sensibilità, rivelando un mondo interiore intenso. Schiva e riservata, tende a restare silenziosa e in disparte, osservando attentamente la tecnica degli artisti che frequenta: vive con imbarazzo il rapporto con artisti più grandi di lei e dalla personalità forte ed esuberante, tanto da essere giudicata poco brillante ed insignificante dagli amici di Modigliani. Attenta ai particolari, con un segno grafico essenziale e preciso racconta la vita quotidiana, disegna figure femminili pensose e ritratti di grande intensità espressiva, quasi a documentare uno stato d’animo particolare.

Sarà la figlia Jeanne a lottare per far riconoscere il valore artistico della madre. Tutti hanno cercato di cancellarne la memoria: i familiari, che mai le hanno perdonato di avere infranto le regole del tempo, gli amici di Modigliani, che la consideravano manipolabile e poco brillante.

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