Un vecchio romanzo sempre attuale…

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“Il riposo del guerriero” è un romanzo datato, uscito nel 1958, che ebbe notevole successo, ma fece anche grande scandalo per il modo in cui trattava il tema della sessualità in un rapporto di coppia non convenzionale. Nell’edizione italiana della Longanesi, uscita qualche anno dopo, c’era una fascetta pubblicitaria che lo presentava come “Il romanzo che ha fatto arrossire la signora De Gaulle”. Da questo romanzo è stato tratto un film con Brigitte Bardot, rimanendo però poco fedele all’originale. Si tratta di una storia ancora oggi di notevole impatto: interessante la personalità dei due protagonisti, Renaud e Genevieve, il loro modo di vivere l’amore sino all’esasperazione e all’annientamento, cercando in questo modo di sfuggire all’assurdità della vita e del mondo.

Siamo all’interno dello schema classico: lei bella e brava, lui bello e dannato. Lei è una studentessa universitaria di buona famiglia, con un fidanzato storico, lui un ex soldato, alcolizzato, anarcoide, depresso, sul punto di suicidarsi. Salvato per caso dalla ragazza in una stanza d’albergo, in una città di provincia, Renaud la segue a Parigi e inizia a vivere con lei, dedicandosi al sesso, all’alcol e ai romanzi polizieschi. Genevieve si abbandona ad un rapporto esclusivo, masochistico, al limite della sopportazione. Renaud è violento, la picchia, la separa dalla sua famiglia e dagli amici. Viaggiano in Svizzera e in Italia. Lei sta per avere un figlio e lui va in clinica a disintossicarsi…

Dunque anche un romanzo di guerra. Quella del ragazzo contro il male di vivere e quella della ragazza per salvarlo e strapparlo dai suoi incubi e da una folle corsa verso l’autodistruzione. Un rapporto assoluto e disperato che fa breccia nella corazza di scetticismo del ragazzo fino a fargli dire parole che danno il senso vero del libro: “Io sono stanco. Fammi riposare. Tu sei il riposo del guerriero… Aiutami a vivere. Costringimi a vivere”.

Alla fine è la ragazza a vincere, pronta a proseguire da sola, rafforzata dalle esperienze vissute.

 “Sì. E’ così. Oggi amavo quell’uomo sino a ieri per me sconosciuto: questo era proprio ripudiato sempre dal mio superbo raziocinio, il famoso miracolo, l’amore, il colpo di fulmine; e capitava a me, contro ogni aspettativa, in una delle più brutte città della Francia, mentre mi occupavo di una pratica di successione, in via Georges Clemenceau, mentre finivo di mangiare. Jean Renaud, Jean Renaud..constatavo che, per di più, questo nome mi ossessionava,al punto che facevo fatica a cambiarlo in quello di Renaud Sarti. Renaud Sarti : mi ci abituerò. Non ci vorrà molto. Quelle mani, quel volto, quella bocca decisa, quel gran corpo (e nulla tuttavia è a me più estraneo d’un altro corpo) mi son divenuti più vicini del mio; come la mia carne stessa, il mio prolungamento, dipendo dal loro più piccolo movimento.”

 

Christiane Rochefort nasce a Parigi nel 1917 , ma trascorre i primi anni di vita nel Limousin: è figlia unica di genitori della classe operaia. Ritornata con la famiglia a Parigi, frequenta il liceo Fénelon, studia medicina, psicologia ed etnologia alla Sorbona, lavorando come modella, attrice e corrispondente di giornale. Inizia a scrivere negli anni ’50. Pubblica alcune novelle, ma si segnala per il romanzo d’esordio, “Il riposo del guerriero”, in cui affronta con audacia un tema complesso. Nel 1960 è tra i firmatari del manifesto contro la guerra d’Algeria. Per 15 anni lavora come addetto stampa al Festival di Cannes, ma viene licenziata, per “troppa libertà di pensiero”…Nel 1971, con alcuni attivisti per la pace, pone una corona sulla Tomba del Milite Ignoto, dedicandola a ”quella più sconosciuta del milite ignoto, sua moglie”. Negli anni successivi si dedica ad una letteratura impegnata su tematiche d’attualità. Ha scritto saggi e un’autobiografia. Muore nel 1998 a Le Pradet, nel Var. Nei suoi libri ha affrontato tematiche legate alla situazione delle donne e dei bambini, alla sessualità femminile e alla lotta per la libertà personale.

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