Una grande scrittrice!

Alice-Munro-620x270 La_vista_da_Castle_Rock

Alice Munro nasce nel 1931 a Wingham, in Canada. La sua è una famiglia di allevatori e agricoltori, ma la madre è diventata insegnante, vincendo le resistenze paterne. La Munro comincia a scrivere da adolescente e pubblica la sua prima novella, “The Dimensions of a Shadow”, mentre è studentessa universitaria, nel 1951. Durante questo periodo lavora come cameriera, raccoglitrice di tabacco e impiegata di biblioteca. Abbandona l’università, presso la quale frequenta la facoltà di Inglese dal 1949, per sposare James Munro e trasferirsi a Vancouver. Le sue figlie Sheila, Catherine e Jenny nascono rispettivamente nel 1953, 1955 e 1957, ma Catherine muore quindici ore dopo essere nata. Nel 1963 i Munro si trasferiscono a Victoria, dove aprono una libreria. Nel 1966 nasce un’altra figlia, Andrea. Nel 1968 esce la sua prima raccolta di racconti, “La danza delle ombre felici”, che ottiene successo di pubblico e di critica. Segue “Vite di ragazze e di donne” (1971). Nel 1972 divorzia e ritorna nell’Ontario, dove diventa “Writer-in-Residence” all’università del Western Ontario. Nel 1976 si sposa con il geografo Gerald Fremlin. La coppia si trasferisce in una fattoria nei pressi di Clinton. Dal 1978 s’intensifica la produzione letteraria di novelle e racconti. Nel 1980 ottiene il posto di Writer-in-Residence presso due importanti università canadesi. Nel corso degli anni ottanta e novanta la Munro pubblica una raccolta di racconti brevi ogni quattro anni vincendo numerosi premi nazionali e internazionali. Nel 2006 esce la raccolta “La vista di Castle Rock”. Il suo racconto “Nemico, amico, amante…”è stato adattato per il cinema nel 2006. Nel 2005 è insignita del titolo di duchessa dell’Ontario. Nel 2013 riceve il premio Nobel come “maestra del racconto breve contemporaneo”.

I suoi racconti indagano le relazioni umane, viste attraverso aspetti della vita quotidiana, analizzando pensieri, ricordi, segreti e premonizioni. Il suo stile, apparentemente semplice, “frammenta” il racconto, interrompendolo di continuo, aggiungendo un episodio risalente al passato per poi tornare al presente, in un fluire ondulato della memoria. Le storie, ambientate per lo più nelle piccole cittadine dell’Ontario sudoccidentale, hanno come temi prediletti i problemi delle ragazze durante l’adolescenza, il loro rapporto con la famiglia e con l’ambiente circostante, il matrimonio, il divorzio, la vecchiaia, la solitudine: ossia la vita nelle sue varie sfaccettature.

“La vista da Castle Rock” è una raccolta di racconti che prende avvio dalla Scozia, terra d’origine degli antenati della Munro, i Laidlow, che emigrano in Canada, trovando un ambiente geograficamente molto duro, una grande campagna, un territorio sconfinato, quasi da Far West. Siamo nel 1818 e, dopo varie peripezie, gli antenati scozzesi riescono ad integrarsi in terra straniera: in questa parte della storia ci sono vari personaggi, talvolta anonimi, legati da vincoli familiari e nessuno di loro emerge in modo particolare. Si arriva poi agli anni ’30, quando nasce anche la Munro e qui ci sono aspetti autobiografici mescolati a storie di personaggi fatti nascere dalla fantasia. Parla della grande depressione, di un padre che si mette in proprio per vendere animali da pelliccia, ma poi fallisce e deve andare a lavorare in fabbrica. Domina su tutti la cultura anglosassone, protestante, austera che si collega all’identità del Canada, dagli spazi smisurati e indomabili, plasmando gli animi e i caratteri, che si adeguano all’asprezza del territorio. Molti, anche in questa parte, sono i personaggi: ci sono donne simili a lei, alla ricerca di vie di fuga, intellettualmente curiose, o simili alla matrigna, donna molto pratica, molto efficiente, disattenta ai bisogni profondi della figliastra, con cui entra in conflitto e che non le piace per niente. Il matrimonio diventa quasi una via di fuga o un evento accettato con rassegnazione, perché destino fatale delle donne. Gli ultimi racconti sono i più toccanti: la scrittrice parla dei suoi rapporti con la famiglia, della sua separazione, della paura dovuta ad una diagnosi errata, ma concedendosi a tratti, quasi con distacco dalla realtà, come non le appartenesse. Nello stesso tempo si manifesta il tentativo di ricomporre un’unità perduta con il passato e questo si nota nell’Epilogo, con Alice alla ricerca di tombe di famiglia che non si trovano o che, pur rintracciate, non dicono più nulla.

Sono racconti ricchi di atmosfere e con un po’ di mistero… Grande scrittrice!

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