L’ora di tutti

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“L’ora di tutti” è ambientato alla fine del ‘400, durante l’assedio di Otranto da parte dei Turchi.

«La tematica proviene da un’area di mia ricerca storica in quanto ho lavorato a lungo sulla cultura del Regno di Napoli nel Quattrocento» dice l’autrice, così come : “Lo spunto è nato sì dai miei frequenti soggiorni estivi a Otranto, dove sentivo parlare di tutti questi martiri”.

Il romanzo è suddiviso in 5 racconti tra loro intrecciati: ogni racconto è narrato in prima persona dal protagonista. Attraverso queste vicende si ha il quadro della battaglia contro il nemico comune, della valorosa resistenza e della resa finale. I narratori sono: il pescatore Colangelo, il capitano Zurlo, la bellissima Idrusa, Nachira e Aloise de Marco, unico sopravvissuto, che racconta della rinascita della città dopo la liberazione dai Turchi. Particolarmente intenso il racconto di Idrusa, vedova di un pescatore, che si uccide mentre cerca di salvare un bambino catturato da un soldato turco. I personaggi parlano “da morti”, secondo le modalità dell’Antologia di Spoon River.

Il linguaggio, semplice e ricercato insieme, è ricco di parole desuete, di motti latini, di lemmi salentini italianizzati, segno dell’amore della Corti per la linguistica.

In questo romanzo si respira l’atmosfera degli assolati paesi pugliesi, il bianco della calce delle case, il sole abbagliante, l’arsura, il silenzio, la polvere e la difficoltà del vivere…

Gli uomini di fantasia corrono sempre un grande pericolo a vivere…

Solo i vivi contano gli anni. Ed è mutato qualcosa?…

Chi si ferma ad ogni curva per guardare indietro e vivere del passato è già uno sconfitto…

Maria Corti nasce a Milano nel 1915. Rimasta presto orfana di madre, passa l’adolescenza in collegio, presso le suore Marcelline a Milano. Sono anni difficili, confortati solo dalle molte letture. Il padre, ingegnere, lavora in Puglia e non le può stare vicino. Iscrittasi all’Università di Milano, consegue due lauree: in Lettere e in Filosofia. Inizia poi subito ad insegnare al ginnasio, prima a Chiari (Brescia), poi a Como e infine a Milano. Contemporaneamente ottiene l’incarico di assistente presso l’Università di Pavia. Descrive le sue esperienze di lavoratrice pendolare nel suo primo romanzo, “Il trenino della pazienza”. Durante la seconda guerra mondiale partecipa attivamente alla Resistenza. Alla fine della guerra inizia la carriera universitaria, dapprima all’Università del Salento, poi a Pavia. Con alcuni colleghi dell’Università di Pavia fonda la Scuola di Pavia, che si occupa di studi filologici e semiotici. Crea poi il Fondo Manoscritti di autori moderni e contemporanei, un archivio di scritti, manoscritti e appunti vari, donati da scrittori e poeti del Novecento.

Innumerevoli le sue pubblicazioni: saggi, romanzi, libri di testo, articoli…Fonda varie riviste e collabora a quotidiani e ad iniziative editoriali. Dirige due collane presso Bompiani.

Di fisico minuto, è una lavoratrice instancabile, dalla volontà di ferro.

All’inizio del 2002, ancora attiva e lucida, muore, dopo un ricovero a seguito di una crisi respiratoria.

Come scrittrice è stata una sperimentatrice di diversi registri narrativi. I suoi romanzi sono tutti viaggi: metaforici, spaziali o storici.

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