Ancora un ricordo di Nadine Gordimer

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Di Nadine Gordimer, che ho ricordato nel post di ieri, ho letto “Un ospite d’onore”, un romanzo in cui s’intrecciano storie private e vicende pubbliche, secondo la tipica modalità di scrittura di questa grande autrice. Si tratta di un libro datato, scritto nel 1970, ma attualissimo nel contenuto. Contrariamente agli altri racconti della Gordimer non appartiene al “Johannesburg genre”, non è cioè ambientato nel terreno a lei familiare del Sudafrica urbano, ma in un immaginario paese dell’Africa centrale, che ha appena raggiunto l’indipendenza e si trova dilaniato dai gravi problemi che la libertà porta con sé: il neocolonialismo politico ed economico, lo sfruttamento straniero, i dissensi interni, l’opportunismo, la corruzione e il persistente tribalismo. Prevale su tutto la storia d’amore tra il colonnello James Bray – ex funzionario coloniale, espulso dal paese per le simpatie per il movimento rivoluzionario nero e poi invitato dal nuovo governo ad assistere alle celebrazioni per l’indipendenza- e Rebecca, una madre, donna indipendente e dalla personalità affettiva e spontanea.

Lo stile è terso e avvincente.Si tratta di una grande storia, complessa e ben strutturata. La Gordimer è una scrittrice assolutamente “imperdibile”!

 

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