Poesia e pazzia

alda

Gli scritti di Alda Merini hanno per me un fascino particolare: sono pieni di umanità, di calore e di amore per la vita, nonostante il suo vissuto tragico.

LA SEMPLICITÁ-VENTO

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
e noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercé di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

(Alda Merini)

 

Alda Merini nasce a Milano nel 1931, in una famiglia di condizioni modeste, con il padre impiegato, la madre casalinga e due fratelli, Anna ed Ezio. É molto brava a scuola, perché lo studio è per lei importante. Di carattere sensibile, malinconico, piuttosto solitario, è poco compresa dai genitori. Prosegue gli studi presso le scuole professionali all’Istituto “Laura Solera Mantegazza” e cerca di essere ammessa al Liceo Manzoni, ma non supera proprio la prova di Italiano. Nello stesso periodo, si dedica allo studio del pianoforte, strumento da lei particolarmente amato. A soli 15 anni esordisce come autrice. Purtroppo incontra “le prime ombre della mente” e viene internata in una clinica a Milano. Quando esce, alcuni amici le sono vicini e vengono pubblicati suoi lavori. La sostengono, tra gli altri, Eugenio Montale e Luisa Spaziani. Ha una complessa relazione con lo scrittore e critico letterario Giorgio Manganelli e, quando questa finisce, sposa Ettore Carniti, proprietario di alcune panetterie a Milano, con il quale ha un rapporto tormentato e burrascoso . Nel frattempo pubblica importanti raccolte poetiche. Nasce la prima figlia Emanuela e al medico curante della bambina, Pietro de Pascale, dedica un raccolta di poesie.

Inizia la fase drammatica della sua vita, in cui si alternano periodi di ricovero in clinica e rientri in famiglia, durante i quali nascono altre 3 figlie. Soffre probabilmente di sindrome bipolare, per la quale hanno patito altri grandi artisti (ricordo in particolare Virginia Woolf). Continua comunque a scrivere sia in prosa che in poesia. Ottiene una laurea honoris causae presso la facoltà di Scienze della Formazione di Milano e tiene una lectio magistralis sul suo vissuto.

Prima nel 1979 e poi nel 1986 prova l’esperienza del manicomio di Taranto, da cui nascono testi di intensa e sconvolgente drammaticità, come “L’Altra verità. Diario di una diversa”, cui seguono altri successi come “Fogli bianchi” e “Testamento”. Uscita dal manicomio dà il via ad altri testi intensi, legati alla sconvolgente esperienza. “La terra santa” viene considerato il suo capolavoro. Conosce un periodo di difficoltà economica e per anni rimane ignorata dal mondo letterario. Rimasta vedova, si risposa con il poeta e medico Michele Pierri, si trasferisce a Taranto. Sperimentato nuovamente l’orrore del manicomio di Taranto, ritorna a Milano, dove inizia una terapia privata. Continua a scrivere, ricevendo di nuovo attenzione dal pubblico e dalla critica. Muore il 1 novembre 2009 a causa di un tumore osseo al San Paolo di Milano.

Oggi è universalmente riconosciuta come una delle più grandi poetesse italiane.

 Non mettermi accanto a chi si lamenta senza mai alzare lo sguardo, a chi non sa dire grazie, a chi non sa accorgersi più di un tramonto. Chiudo gli occhi, mi scosto un passo. Sono altro. Sono altrove…

 

Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita, rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti e che tu non hai voluto…

 

Sono nata il ventuno a primavera
ma non sapevo che nascere folle,
aprire le zolle
potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

 

 

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4 pensieri su “Poesia e pazzia

  1. Alda Merini…
    Ogni volta che la leggo, un brivido. E seppure il suo linguaggio sia universale, poiché parla dell’universale, ho come la sensazione di non comprendere mai nel profondo il suo dolore.

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