Il veleno dell’oleandro

L’autrice in un’intervista aveva detto di voler scrivere una storia ambientata in Lucania, poi era rimasta colpita dal paesaggio di Pantalica, in Sicilia, fatto di camminamenti tortuosi, canaloni, grotte e distese di oleandri di un particolare rosa intenso e ha qui ambientato questa storia. Le voci narranti sono due: Bede, che da morto ripercorre la propria vita e Mara, figlia di Anna, morta lo stesso giorno di Bede. La vicenda inizia con il funerale di Bede ed Anna e si svolge in pochi giorni, ricchi di avvenimenti, di parole, di pensieri. Intorno al letto di Anna si incontrano i figli, Mara, Giulia e Luigi e riemergono vicende familiari fatte di tradimenti, violenze, tragedie tenute celate per salvare il decoro. Bede, una specie di moderno Dorian Gray, figlio di povera gente, si è fatto strada grazie alla propria bellezza e alla protezione del marito di Anna, cui era legato da un amoroso rapporto. Ritornato a Pantalica, per sfuggire a uno scandalo, si prende cura di Anna, ma si trova coinvolto in affari ambigui. Si aggiunge poi la ricerca di un tesoro familiare e tutto prende le caratteristiche di un noir…

Simonetta Agnello Hornby è una scrittrice che apprezzo molto, ma penso abbia messo “troppa carne al fuoco” in questo romanzo: violenze domestiche, immigrazione, anoressia, conflitti tra fratelli, ambiguità sessuale…Questo libro produce comunque un coinvolgimento emotivo e si legge spinti dalla curiosità di conoscere l’evolversi di tanti fili di vite che si intrecciano.

 

 

 

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