Quotidiano e immaginario

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“Tutti gli eventi che riguardano una donna sono condizionati dalla sua condizione di donna”

La protagonista di questo bel romanzo è una donna che è riuscita a costruire una famiglia solidale e compatta, vive nella tranquillità di un benessere faticosamente raggiunto, madre appagata di 3 figli. Nel suo tran tran quotidiano s’inserisce il tormento di un vuoto, il rimpianto di qualcosa di perduto, la memoria di un amore trascorso. Le vengono inviate le lettere dell’uomo che l’ha amata, desiderata e inseguita mentre lei era adolescente e che lei non ha seguito, scegliendo una vita diversa. Lei era un’adolescente che aveva paura di un sentimento troppo forte, che non riusciva a nominare, condizionata da una madre fredda e autoritaria. Riccardo, geniale, bello, appassionato lascia queste lettere, che dopo la sua tragica morte vengono consegnate alla destinataria, che le legge ritrovando il tormento per quello che non aveva fatto e scelto. È la storia di un amore che non muore, che rimane nell’immaginario. La vita quotidiana sublimata nell’immaginario permette di sopravvivere ed andare avanti. Le problematiche adolescenziali hanno condizionato la vita, come accade spesso, ma non si può recuperare un sogno…

“È più facile perdere le illusioni che mantenerle…”

“Negandomi tutto ciò non soltanto mi ero autocondannata alla disperata solitudine nella quale avevo vissuto la mia adolescenza, ma non avevo mai imparato a vivere consapevolmente un sentimento ambiguo e impegnativo come l’amore…”

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Giovanna Querci Favini è nata e vive a Firenze, dove lavora con un gruppo di ricerca presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università. Collabora a diverse riviste filosofico-letterarie ed è autrice di alcuni radiodrammi trasmessi dalla Wdr, rete radiofonica tedesca. Ha scritto un saggio, “Pirandello, l’inconsistenza dell’oggettività” (Laterza), importante scritto su un autore che considera come massimo teorizzatore della volatilità della verità. Con Marsilio ha pubblicato quattro romanzi: “Lezioni di francese” (1994, Premio Donna Città di Roma), “La pazza” (1996), legato ad un incontro fatto in manicomio, “Viaggio per nessun luogo” (1998, finalista al Premio Chianti), “Prima che faccia buio” (2005). Nel 1990 ha fondato il Premio Palazzo al Bosco, di cui è presidente, con l’intento di dare spazio ad autori anche sconosciuti, che non riescono ad entrare nei circuiti dei premi ufficiali. I suoi romanzi hanno come protagoniste donne che, sebbene si muovano in tempi assai differenti fra loro, vedono il loro destino condizionato dall’educazione e dalle aspettative sociali. Donne condizionate da compiti gregari, legati alla vita di qualcun altro. Nei suoi scritti c’è un’impalcatura autobiografica. La partenza di uno scrittore è un’urgenza autobiografica: “chi comincia a scrivere ha bisogno di allontanare da sé certi passati… trasferendoli a qualcosa di altro, che sta davanti…”

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