Grazie alla vita

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“ Nei giardini umani

che adornano tutta la terra

mi sforzo di comporre un bouquet

d’amore e di condiscendenza”

( da Es una barca de amores)

GRAZIE ALLA VITA

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato due stelle che quando le apro
perfetti distinguo il nero dal bianco,
e nell’alto cielo il suo sfondo stellato,
e tra le moltitudini l’uomo che amo.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato l’ascolto che in tutta la sua apertura
cattura notte e giorno grilli e canarini,
martelli turbine latrati burrasche
e la voce tanto tenera di chi sto amando.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il suono e l’abbecedario
con lui le parole che penso e dico,
madre, amico, fratello luce illuminante,
la strada dell’anima di chi sto amando.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato la marcia dei miei piedi stanchi,
con loro andai per città e pozzanghere,
spiagge e deserti, montagne e piani
e la casa tua, la tua strada, il cortile.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il cuore che agita il suo confine
quando guardo il frutto del cervello umano,
quando guardo il bene così lontano dal male,
quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto,
mi ha dato il riso e mi ha dato il pianto,
così distinguo gioia e dolore
i due materiali che formano il mio canto
e il canto degli altri che è lo stesso canto
e il canto di tutti che è il mio proprio canto.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto.

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Violeta Parra nasce a San Carlos, nella provincia di Chillàn, il 4 ottobre 1917. Figlia di una sarta e di un professore di musica appassionato di folklore. è la terza di 9 figli. La sua infanzia è difficile per le difficoltà economiche della numerosa famiglia, che si trasferisce in un sobborgo di Santiago del Cile, quando Violeta ha 3 anni. Per aiutare la famiglia inizia a cantare sin da piccola: a 9 anni impara a suonare la chitarra e a 12 anni scrive le prime canzoni. Con i fratelli si esibisce nelle strade, nei circhi e nei bordelli. Diplomatasi come maestra elementare, a 23 anni esordisce nella capitale cilena e incide i primi dischi. Sposa Luis Cereda e da questo matrimonio nascono i figli Isabel e Angel. Violeta suona nelle sale da ballo e per piccole stazioni radio, ma intanto incomincia a interessarsi delle tradizioni popolari del suo paese. Finito il primo matrimonio, si risposa e dal nuovo legame nascono le figlie Rosita Clara e Luisa. Grazie ai consigli di suo fratello Nicanor (anch’egli poeta), Violeta Parra comincia alla metà degli anni ’50 il suo “viaje infinito” per tutto il Cile, dal nord rovente e desertico fino alle estreme e gelide terre australi. Dal suo “viaggio infinito” nasceranno, oltre alle raccolte di canti popolari che saranno alla base dell’intero movimento della “Nueva Canción Chilena”, dei capolavori poetici come “Rún Rún se fue p’al Norte” e “Exilada del Sur” (cantate poi dagli Inti- Illimani). Assieme a giovani musicisti fonda una società editoriale e discografica. Torna a viaggiare, approfondendo le condizioni dei contadini e del sottoproletariato urbano, facendosi portavoce delle loro lotte. Si scoprono in lei altri talenti: si dedica alla ceramica, alla pittura, agli arazzi. I suoi quadri su iuta sono esposti anche al Louvre.

Nel 1960 incontra il musicologo e antropologo svizzero Gilbert Favrè, che diventerà l’amore della sua vita e a cui dedicherà centinaia di canzoni d’amore. Con i figli gira l’Europa per una lunga tournée e arriva anche in Italia.

Tornata in Cile installa alle porte di Santiago un grande tendone (La carpa de la Reina), con l’intenzione di farne un centro culturale sul folclore cileno, ma non riesce a coinvolgere il grande pubblico. Va in Bolivia, poi torna in Cile, per continuare il lavoro artistico nel suo centro. Gilbert Favrè la lascia e parte per la Bolivia: questo dramma personale sconvolge la sua vita.

Nel 1966 tiene gli ultimi concerti nell’estremo sud del Cile, a Puerto Montt. Durante la serata finale in questa cittadina, una donna che aveva assistito ai suoi concerti e aveva visto la difficoltà che Violeta aveva nel trovare una sedia adatta per suonare ( era alta solo 1,51m), gliene fabbrica una delle sue misure e gliela regala. È la stessa sedia sulla quale il 5 maggio 1967 Violeta viene trovata morta, nel retro di un teatro di Santiago nel quale si era appena esibita. A 50 anni, colpita da una grave forma di depressione, si è suicidata.

La canzone “Gracias a la vida” è il suo testamento spirituale ed è la canzone per la quale diventa nota in tutto il mondo.

Violeta Parra fu una donna generosa, geniale ed inquieta. Di carattere soggetto ad allegrie irresistibili e a terribili depressioni improvvise, ebbe sempre chiaro quale fosse il compito che si era prefisso. Del folklore diceva: “Non lo intendo come una sopravvivenza archeologica isolata che si sviluppa come cultura dominata nei confronti di una cultura dominante, ma come un fenomeno culturale che corrisponde a determinate forme sociali e che si trasforma o si annulla in funzione di tale corrispondenza”.

Il maggior contribuito dato da Violeta Parra fu il concetto di canzone come strumento di denuncia, lontano dalle banalità e dai versi facili ma senza sacrificare la bellezza e la poeticità del contenuto. Così spiegò Violeta Parra stessa: “Ogni artista ha l’obbligo di mettere la sua creatività al servizio degli uomini. Oggi non si deve cantare più di ruscelletti e di fiorellini. Oggi la vita è più dura e la sofferenza del popolo non può essere disattesa dall’artista.” Oppure, come dice nelle sue “Décimas Autobiográficas” (opera veramente geniale in ogni suo aspetto).

Yo no protesto por mí
porque soy muy poca cosa,
reclamo porque a la fosa
van las penas del mendigo.
A Dios pongo por testigo
que no me deje mentir,
no me hace falta salir
un metro fuera ‘e la casa
pa’ ver lo que aquí nos pasa
y el dolor que es el vivir.

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