Grandi donne

ImmagineEtty Hillesum nasce in una cittadina olandese nel 1914 e muore nel campo di concentramento di Auschwitz nel 1943 a soli 29 anni. Laureata in Giurisprudenza, stava prendendo la seconda laurea in Lingue e Letterature russe: era un’ebrea non praticante. Etty Hillesum nel 1941, a ventisette anni, inizia a tenere un diario per tentare un’introspezione psicologica, dopo l’incontro con lo psicochirologo Julius Spier: “Nel profondo di me stessa, io sono come prigioniera di un gomitolo aggrovigliato, e con tutta la mia chiarezza di pensiero a volte non sono altro che un povero diavolo impaurito”. É un viaggio nel suo mondo interiore di donna, per capire il senso di sé e della vita. Etty però deve fare i conti con la storia, che dà una linea diversa alla sua testimonianza: dopo lo sciopero anti-pogrom del febbraio 1941, i nazisti inaspriscono la repressione contro gli ebrei olandesi. Ai maltrattamenti e alle umiliazioni di essere cacciati dal lavoro e di non poter comprare nei “normali” negozi seguono l’obbligo di portare la stella di David, i ghetti e quindi i campi di lavoro e le deportazioni di massa. Il suo diario inizia il 9 marzo 1941 e termina nell’ottobre 1942. Muore in un campo di concentramento, dopo aver cercato di aiutare il più possibile chi pativa con lei. Il suo diario e le sue lettere rappresentano una delle pagine più interessanti del Novecento.

“Eppure la vita è meravigliosamente buona nella sua inesplicabile profondità”

“Forse ogni vita ha il suo senso e forse ci vuole una vita intera per trovarlo”

“Ogni atomo di odio che si aggiunge al mondo, lo rende ancor più inospitale e credo anche che questa terra potrebbe ridiventare un po’ più abitabile solo grazie a quell’amore di cui l’ebreo Paolo scrisse agli abitanti di Corinto nella sua dodicesima lettera”

Trovo bella la vita, e mi sento libera. I cieli si stendono dentro di me come sopra di me. Credo in Dio e negli uomini e oso dirlo senza falso pudore. La vita è difficile, ma non è grave. Dobbiamo prendere sul serio il nostro lato serio, il resto verrà allora da sé: e “lavorare se stessi” non è proprio una forma di individualismo malaticcio.”

“Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e pagine. Quel pezzetto d’eternità che ci portiamo dentro può esser espresso in una parola come in dieci volumi. Sono una persona felice e lodo questa vita, la lodo proprio, nell’anno del Signore 1942, l’ennesimo anno di guerra.”

“Un’altra cosa ancora dopo quella mattina: la mia consapevolezza di non essere capace di odiare gli uomini malgrado il dolore e l’ingiustizia che ci sono al mondo, la coscienza che tutti questi orrori non sono come un pericolo misterioso e lontano al di fuori di noi, ma che si trovano vicinissimi e nascono dentro di noi: e perciò sono più familiari e assai meno terrificanti. Quel che fa paura è il fatto che certi sistemi possono crescere al punto da superare gli uomini e da tenerli stretti in una morsa diabolica, gli autori come le vittime.”

“La miseria che c’è qui è veramente terribile, eppure alla sera tardi quando il giorno si è inabissato dentro di noi, mi capita spesso di camminare di buon passo lungo il filo spinato e allora dal mio cuore s’innalza sempre una voce: non ci posso far niente, è così, è di una forza elementare e questa voce dice: la vita è una cosa splendida e grande, più tardi dovremo costruire un mondo completamente nuovo.”

Scrive Vito Mancuso:La malattia di cui soffre il mondo oggi è la sfiducia verso la mancanza di bellezza nei confronti della vita e Etty, nonostante sapesse che sarebbe stata condotta ad Auschwitz e quindi la fine che avrebbe fatto, parla continuamente di fiducia e di amore per la vita. Proprio la sua figura rappresenta oggi una possibilità di riscoperta della fiducia di cui il mondo ha bisogno… La malattia spirituale di cui soffre il mondo oggi si può chiamare “sindrome gnostica”, cioè una totale distanza tra il senso e la verità e il mondo concreto, la natura concreta, la storia concreta. L’agnosticismo è questa separazione della verità e dello spirito rispetto alla concretezza della storia e della naturaUn grande antidoto è Etty Hillesum che proprio nel contesto più drammatico che la storia umana abbia vissuto, matura dentro di sé un sentimento di conciliazione con questa vita, con questa storia, con questa natura nutrendo un profondo amore. E’ lei che volontariamente decide di andare al campo di concentramento di Auschwitz come assistente sociale sapendo che, andare in quel luogo, significa rischiare la vita…Non c’è un senso della vita che ci piove dall’alto, ogni vita è in un processo di darsi senso e questa è esattamente l’avventura spirituale…”

Dobbiamo nel nostro intimo liberarci di tutto,

di ogni idea esistente,

parola d’ordine, sicurezza;

dobbiamo avere il coraggio di abbandonare tutto,

ogni norma e appiglio convenzionale,

dobbiamo osare il gran salto nel cosmo,

… e allora, allora sì che la vita diventa infinitamente ricca e abbondante,

anche nei suoi più profondi dolori. (Etty Hillesum)

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