Ancora una donna “viaggiatrice”…

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Ho riletto questo famoso romanzo e l’ho un po’ riscoperto.

Karen Blixen è uno dei vari pseudonimi adottati da Karen Christentze Dinesen, baronessa von Blixen-Finecke: pubblica infatti opere con il nome di Isak Dinesen (suo cognome di nascita), Tania Blixen, Pierre Andrèzel e ancora Osceola.

Nasce in Danimarca nel 1885 in una ricca famiglia, travolta dalla tragedia del suicidio del padre, avvenuta quando la Blixen aveva 10 anni.

Il padre era un proprietario terriero e la Blixen cercherà di proseguire la sua attività.

Ragazza non bella, manifesta però grande carisma e la dote di piacere alla gente. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Copenaghen e poi si mette a viaggiare visitando varie città d’Europa.

Nel 1913 parte per l’Africa con il cugino, barone Blixen, che poi sposerà, per comprare una fattoria e iniziare una nuova vita. Fallito il matrimonio, la Blixen prosegue da sola l’esperienza di coltivatrice di caffè, ma l’impresa fallisce e nel 1931 deve tornare in Danimarca.

Gli ultimi anni li trascorre lottando con una malattia venerea attaccatale dal marito, che la tradiva spesso, e dedicandosi alla scrittura e al giornalismo.

“La mia Africa” è una specie di diario della vita in Kenya (1914-1931). Mentre il marito si occupa soprattutto di caccia grossa, la Blixen si interessa del lavoro della piantagione, gestisce una scuola e fornisce cure mediche agli indigeni. Vive una relazione romantica con Finch Hatton, un cacciatore. Il tema dominante è l’amore per la terra africana, per la gente, per la natura.

La Blixen si rivela donna energica, vitale, affascinante, carica di umanità.

Anche per lei, come un po’ per tutte, il tema dell’amore emerge come riscoperta di sé: “ Il mio pericoloso disprezzo si era sciolto come ghiaccio dal momento in cui qualcuno si era interessato a me e nel modo che io volevo… ”. “ Amore, voce del verbo morire, uscire di sé, dare senza chiedere. Essere discreti al limite del silenzio, togliersi di mezzo quando si rischia di togliere la pace di una casa. Desiderare la felicità dell’altro e rispettare il suo destino.” Grande donna!

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